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La città ha accolto
il vescovo Napolioni

Da parroco della comunità di don Orione a San Severino Marche, a 85esimo vescovo della diocesi di Cremona. E' iniziato alle 15 l'ingresso nella comunità cremonese di don Antonio Napolioni, 58 anni, con l'avvio della cerimonia di ordinazione episcopale presieduta da mons. Dante Lafranconi.
foto Sessa

Da parroco della comunità di don Orione a  San Severino Marche, a 85esimo vescovo della diocesi di Cremona. E’ iniziato alle 15 l’ingresso nella comunità cremonese di don Antonio Napolioni, 58 anni, con l’avvio della cerimonia di ordinazione episcopale presieduta da mons. Dante Lafranconi che sabato scorso  a sua volta aveva salutato la comunità cremonese per raggiunti limiti di età. La giornata uggiosa ha sfavorito l’afflusso di gente in piazza, dove il nuovo ‘vescovo in fieri’ (come lui stesso si è definito) è stato accolto dal sindaco e da una delegazione di autorità civili e militari, ma gremito e caloroso è l’interno della Cattedrale, dove ha fatto il suo ingresso poco dopo le 15,30. Un imponente schieramento di sacerdoti, provenienti da varie diocesi ha accolto il prelato, che fin dalle prime parole ha mostrato commozione e stupore per il nuovo incarico e che nel suo saluto iniziale ha voluto ricordare le parole pronunciate da papa Francesco lo scorso 16 dicembre: “Uscite, uscite!”. I tanti problemi non si risolvono solo con riunioni e dibattiti, spesso non riusciamo a tenere le ‘posizioni del passato’, la burocrazia e la corruzione sono dure da combattere .. Occorre camminare insieme, nella cura di relazioni autentiche, vivendo la vita come un viaggio, non come un possesso”. Appena prima, il sindaco Galimberti si era fatto portavoce del saluto della comunità cremonese tutta, nelle sue varie sfacettature, con un’enfasi particolare sulle persone fragili, perchè “l’ascolto della fragilità viene prima di tutto, le fragilità ci educano e ci insegnano a vivere”. Poi, ricordando il nostro patrono: “Siamo la terra di S. Omobono, e lei lo sa Eccellenza, S. Omobono è la cura della fragilità nella normalità dell’esistenza”. Infine due proposte, da autorità civile ad autorità religiosa: rafforzare le reti di comunità presenti nei quartieri costruendo nuove risposte alle povertà; e cercare percorsi comuni per valorizzare il messaggio racchiuso nelle tante chiese adorne di opere d’arte della città (e della Diocesi). Accanto al sindaco, i colleghi di San Severino Marche e Macerata con fascia tricolore, i comandanti delle forze dell’ordine provinciali, il senatore Luciano Pizzetti, la presidente del Consiglio comunale Simona Pasquali, altri assessori e consiglieri.

Quindi, il rapido ingresso del vescovo eletto in Cattedrale, accompagnato dal cerimoniere don Flavio Meani e da un esponente degli Scout Agesci sulle note della banda Città di Cremona e, ai piedi dell’altare maggiore, del coro di voci e orchestra di fiati diretto da Graziano Ghisolfi. “Per noi è sicuramente una perdita, siete fortunati”, commentavano alcuni parrocchiani di san Severino presenti in piazza, arrivati con quattro pullman e diverse auto private. “A mano a mano che ci avvicinavano alla Cattedrale – racconta uno di loro – ci chiedevamo dove cominciasse la salita, perchè noi siamo abituati così. Al vostro nuovo vescovo piace molto la montagna”. Un sacerdote che sa anche scherzare sui cerimoniali: “Ci apprestiamo ad entrare in chiesa per una eccezionale liturgia, spero non solo per la lunghezza”, aveva detto poco prima dell’inizio. Guardando alla missione della Chiesa con ottimismo: “Non sembra, ma oltre questa nebbia c’è il Sole, anche qui”.

LEGGI QUI la presentazione del nuovo Vescovo letta in Cattedrale da mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino.

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