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Omicidio da Frank, 4 indiani
del cremonese accusati di
ricettazione delle armi killer

Oltre ai tre assassini, sono coinvolti nell’indagine quattro indiani residenti nel Cremonese, tra Robecco, Offanengo e Motta Baluffi, e un sardo residente a Castelvetro Piacentino, tre accusati di ricettazione e uno di favoreggiamento.
Gli avvocati Bozuffi e Tinelli

Gli avvocati Bozuffi e Tinelli

Si terrà il 12 febbraio davanti al gup del tribunale di Brescia il procedimento per l’omicidio di Francesco ‘Frank’ Seramondi e di sua moglie Giovanna Ferrari, 67 e 65 anni, freddati con un fucile a canne mozze nella loro pizzeria di via Val Saviore, zona della Mandolossa, la mattina dell’11 agosto di un anno fa, e per il tentato omicidio del loro dipendente albanese Arben Corri, ferito a colpi di pistola il primo luglio precedente. Oltre ai tre assassini, sono coinvolti nell’indagine quattro indiani residenti nel Cremonese, tra Robecco, Offanengo e Motta Baluffi. Gurjeet Singh (detto ‘Jetta’), 29 anni, residente a Robecco, Jasvir Lal, 30 anni, residente ad Offanengo e Harjap Singh (detto ‘Jaffy’), 36 anni, casa a Motta Baluffi, avrebbero detenuto illegalmente e venduto ai killer la pistola calibro 7.65 da cui furono esplosi i colpi contro il dipendente albanese e il fucile marca Breda con il quale vennero freddati i coniugi. Non solo. Il fucile era stato rubato cinque anni prima ad un ottantenne di Ostiano. Gurinderjeet Singh (detto ‘Gora’), 27 anni, residente a Robecco, avrebbe invece dichiarato falsità al pm e aiutato i connazionali ad eludere le indagini. Per loro e per i tre assassini che hanno confessato (il pakistano Muhammad Adnan, proprietario del negozio ‘Dolce e Salato’, comprato dai Seramondi per circa 200mila euro e concorrente dell’attività delle vittime, e gli indiani Sarbjit Singh e Santokh Singh), il pm Valeria Bolici ha chiesto il rinvio a giudizio. Intorno al 13 aprile del 2015, Gurjeet Sing e Jasvir Lal avrebbero venduto ai killer il fucile Breda con le dimensioni delle canne alterate per aumentarne la potenzialità e renderne più agevoli il porto, l’uso e l’occultamento. Nel giugno successivo, a Cremona, Harjaap Singh avrebbe ricevuto e poi venduto agli assassini la pistola calibro 7,65 (l’indiano è difeso dagli avvocati Simona Bozuffi e Marco Tinelli).

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