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Commemorato l'avvocato
Attianese. Nuzzo: 'Aveva il
pregio del buon senso'

In tanti hanno voluto essere presenti questa mattina alle 9 nell’aula penale del tribunale di Cremona alla commemorazione dell’avvocato Alfonso Attianese, scomparso all’età di 80 anni il 10 gennaio scorso.
Da sinistra: l'ex magistrato Francesco Nuzzo e i giudici Francesco Sora, Maria Stella Leone e Christian Colombo

di Sara Pizzorni

In tanti hanno voluto essere presenti questa mattina alle 9 nell’aula penale del tribunale di Cremona alla commemorazione dell’avvocato Alfonso Attianese, scomparso all’età di 80 anni il 10 gennaio scorso. Amici e colleghi si sono stretti attorno ai familiari del noto legale di cui è stata ricordata la figura. “Un uomo di cultura, una persona seria”, ha detto Francesco Nuzzo, ex magistrato cremonese e grande amico di Attianese. “Alfonso aveva il pregio del buon senso, una qualità che dovrebbero avere anche i giudici, perché al di là delle norme, la giustizia è buon senso, è vicinanza”. “Alfonso è stato anche una fonte per i giudici”, ha ricordato Nuzzo. “In materia di circolazione stradale era qualcosa in più”. “Per lui esistevano gli amici e i nemici”, ha continuato l’ex magistrato. “Non aveva una forma intermedia. Noi non abbiamo mai litigato. C’erano discussioni sulla politica, certo, ma la nostra amicizia non è mai stata offuscata”.

“Persona preparata, corretta, dalla lunga carriera professionale”, ha aggiunto Marzia Soldani, presidente dell’Ordine degli avvocati. “Traduceva le esigenze dei propri clienti nel rispetto delle regole che segnano la nostra professione”.

“E’ sempre stato se stesso”, ha detto a sua volta l’avvocato Alessandro Zontini, che ha ricordato la lunga amicizia di suo padre con l’avvocato Attianese. “Solevano chiacchierare spesso dei mali della giustizia”, ha detto il legale. “Attianese ha sempre dimostrato una grande caratura mortale”. Zontini ha poi detto di aver pensato proprio ad Attianese, la sera precedente la commemorazione, durante l’ascolto del cd di Edvard Grieg, che compose la musica de il ‘Fonditore di Bottoni’, personaggio di una pièce di Ibsen del 1867, il Peer Gynt. Il protagonista incontra la morte nella veste del Fonditore di Bottoni. Egli gli comunica che morendo verrà fuso, come un bottone mal riuscito, insieme alle moltitudini dei molti altri uomini ‘non riusciti’, che non abbiano cioè saputo giustificare la loro esistenza, per creare così, come per i bottoni, materia prima per altri uomini. Peer ritiene che debba esserci un errore poiché lui è sempre stato ‘se stesso’. “Mi ha ricordato subito la figura di Attianese”, ha concluso l’avvocato Zontini, “proprio perché lui è sempre stato se stesso”.

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