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'Picchiato perché
omosessuale'
Il racconto di Domenico

Soltanto poco dopo mezzogiorno Domenico è uscito dall'ospedale con naso e mascella fratturati, contusioni alla testa e al torace e infrazioni alle costole. E' lui, 34enne istruttore di fitness, che alle 20,30 di martedì 1 marzo, all'inizio di corso Mazzini, è stato preso a calci e pugni. Nel pomeriggio, la denuncia in Questura.

Soltanto poco dopo mezzogiorno Domenico è uscito dall’ospedale con naso e mascella fratturati, contusioni alla testa e al torace e infrazioni alle costole. E’ lui, 34enne istruttore di fitness, che alle 20,30 di martedì 1 marzo, all’inizio di corso Mazzini, è stato preso a calci e pugni da un individuo conosciuti di vista, ma di cui aveva già chiaramente percepito le tendenze omofobe, quantomeno a livello verbale. La sua versione dei fatti, molto circostanziata, è descritta nella denuncia fatta in Questura subito dopo essere uscito dall’ospedale.

“Non è stata una rissa – spiega –  è stata un’aggressione vera e propria. Sono stato preso a calci e pugni per venti minuti, io mi sono limitato a parare i colpi. All’inizio gli aggressori erano due, uno mi picchiava insultandomi, mentre l’altro si era messo di fronte a me. Non so se anche lui mi abbia colpito o se mi tenesse fermo mentre l’altro mi colpiva. A un certo punto ho sentito una forte stretta al collo, probabilmente erano la maglietta e la catenina, che poi dopo non ho più ritrovato”.

Ai primi due aggressori si aggiunge poi un gruppo di altri tre, provenienti da piazza Roma. Due di loro partecipano in qualche modo al pestaggio, secondo la ricostruzione, anche se Domenico non è in grado di dire chi esattamente. Più avanti nella denuncia, sarà in grado di descrivere sommariamente due di loro: uno di circa 20 anni e con accento balcanico, gli restituisce i documenti cartacei persi durante la colluttazione. Molto precisa, invece, la descrizione del primo aggressore: il presunto nome di battesimo, l’età (30 – 40 anni), la provenienza probabilmente marocchina, la corporatura robusta, l’abbigliamento, anche il luogo dove l’aveva visto al lavoro. Non era la prima volta che i due si incrociavano. “Circa un mese fa – racconta – mentre stavo facendo lezione in palestra a un gruppo di donne, avevo notato sulla porta un individuo che le guardava. Gli ho detto di allontanarsi e di chiudere la porta e lui, prima di lasciare la sala, mi ha detto in tono minaccioso che me l’avrebbe fatta pagare”. Secondo Domenico quella sarebbe stata una provocazione, da cui poi è scaturito il pestaggio di martedì sera.

“Se non fossero arrivate le forze dell’ordine non sarei qui a raccontare questa vicenda”, conclude Domenico, palermitano d’origine, da tempo residente a Cremona, omosessuale dichiarato.  “Alla violenza verbale sono abituato, ma una cosa del genere non mi è mai successa”. Una violenza inaudita e senza altra ragione se non l’omofobia, quella descritta dal 34enne, consumata sotto gli occhi di una telecamera e di alcuni passanti che hanno avvertito la Polizia.

L’INTERVENTO DELL’ARCIGAY – Del caso si è interessato, nel pomeriggio, sia l’Arcigay nazionale (il cui presidente è il cremasco Gabriele Piazzoni) sia il circolo locale La Rocca. Questa la dichiarazione della presidente Ilaria Giani: “Martedì sera 1 marzo a Cremona è avvenuto un violento pestaggio ai danni di un trentaquattrenne. A quanto pare da una prima ricostruzione dei fatti, il ragazzo dopo il lavoro è stato oggetto di un’aggressione verbale e fisica, che ha anche preso una piega di natura omofoba. L’aggressore ha aspettato il cremonese all’uscita del luogo di lavoro e poi, insieme ad altri due uomini, lo ha assalito, insultandolo pesantemente. Quest’oggi il giovane ci ha chiamati ancora scosso dopo l’accaduto. Diverse sono le contusioni che ha riportato, ha il setto nasale rotto e venticinque giorni di prognosi.
Questo episodio torna a far riflettere su come questo paese abbia assolutamente bisogno al più presto di una legge contro la violenza dettata da odio omo-transfobico. Purtroppo il Parlamento non ha ancora legiferato in proposito e il DDL Scalfarotto continua a giacere in commissione al Senato. Non è possibile che nel 2016 una persona possa subire ancora tanta violenza sulla base del proprio orientamento sessuale. Arcigay da anni porta avanti battaglie su questo fronte però, come ci mostra purtroppo la cronaca di tutti i giorni, questo non basta. C’è infatti bisogno soprattutto di leggi che puniscano reati di questo tipo e diano un chiaro segnale di condanna verso tali forme d’odio”.

g.biagi

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