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C. Vittorio Emanuele, così
i ciclisti sono 'costretti'
a invadere i marciapiedi

In una città tanto attenta alle necessità dei ciclisti (progetti per le piste ciclabili, enfasi sulla mobilità lenta, Biciplan, ecc), nessuno sta pensando di facilitare loro la vita lungo corso Vittorio Emanuele II.
foto Sessa

In una città tanto attenta alle necessità dei ciclisti (progetti per le piste ciclabili, enfasi sulla mobilità lenta, Biciplan, ecc), nessuno sta pensando di facilitare loro la vita lungo corso Vittorio Emanuele II, dove le sospensioni delle due ruote sono costrette a confrontarsi con i salti causati dai lastroni in granito e i cubetti in porfido. Il restyling del corso era stato voluto dall’amministrazione Perri tra 2011 e 2012, aveva interessato anche corso Matteotti ed era finalizzato a rendere più attraente l’arredo urbano in due dei principali corsi d’accesso al centro storico. In particolare, per corso Vittorio Emanuele, allo scopo di migliorare la via d’accesso al Museo del Violino inaugurato proprio nel settembre del 2012. Una pavimentazione più adatta ad un’isola pedonale che ad una senza limitazioni di traffico e a farne le spese sono da allora i ciclisti, costretti a confrontarsi con le sconnessioni tra le lastre, accentuatesi nel corso degli anni, e che spesso preferiscono spostarsi sui marciapiedi dove sono rimaste le originarie lastre in pietra di Montorfano. Qui però transitano i pedoni, giustamente infastiditi dalla invadenza dei ciclisti. Tutti problemi già noti fin dall’inizio del restyling, ma rimasti irrisolti durante questi cinque anni. La domanda, allora come oggi, è la stessa: perchè pavimentazioni di pregio in zone a traffico veicolare e invece banale asfalto in corso Garibaldi, area diventata pedonale quasi in concomitanza con quei lavori?

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