Ultim'ora
Commenta

Case Aler di via Santa Croce,
a giorni la perizia conclusiva
per il cantiere della vergogna

foto Sessa

Forse si avvicina la svolta per il cantiere abbandonato di via santa Croce, dietro via Ghinaglia nella zona del Torrione, rimasuglio dell’antico castello di santa Croce. Se questo è un rudere storico che val la pena preservare, le case popolari iniziate e mai finite a bordo ferrovia sono una vergogna per la città. Seminascosto da un accesso che solo chi abita in zona riesce facilmente a trovare, il cantiere è la testimonianza delle vicissitudini giudiziarie intercorse tra il committente, l’Aler e l’impresa appaltatrice, la Socim Spa, che nel 2004 interruppe i lavori dopo aver ultimato una buona parte di ristrutturazione. 6 ‘casette’ e 6 appartamenti quasi del tutto ultimati, con i sanitari montati, collegamenti elettrici pronti, impianti idrici e radiatori installati.

Ma il cantiere (tuttora in disponibilità del privato, con sede a Napoli) è rimasto incustodito durante gli anni della vicenda giudiziaria e l’immobile è stato utilizzato come discarica o come dimora provvisoria per senzatetto. D’altra parte non è difficile entrare: la porta blindata è sempre aperta e così sono stati asportati rubinetti, pannelli elettrici, termosifoni, tutto quello che si poteva.

Il contenzioso civile tra Aler e Socim nel 2014 era giunto ad una svolta, con  l’Aler condannata a risarcire all’impresa 134mila euro. La Socim ha fatto ricorso in appello e ora si attende la sentenza dei giudici di Brescia. Nel frattempo però l’azienda regionale aveva avviato una causa civile per stabilire l’entità del danno causato dall’abbandono del cantiere, che in tutti questi anni è rimasto incustodito.

Entro la fine di marzo si attende la consegna della consulenza tecnica d’ufficio decisa dal giudice e questo dovrebbe essere un nuovo punto di svolta. L’Aler tra l’altro avvierà solo successivamente le procedure per un nuovo affidamento lavori e questo comporterà almeno altri sei mesi di stop. Intanto però il cantiere resta una ferita aperta, senza che siano garantite le condizioni minime di sicurezza, sia strutturali che igieniche.

g.biagi

 

 

 

© Riproduzione riservata
Commenti