Un commento

'Una Pasqua per cambiare':
il messaggio del vescovo
Antonio alla Diocesi

In occasione della Pasqua, il nuovo Vescovo Antonio Napolioni ha diramato il proprio messaggio ala Diocesi, il primo del suo mandato. Un messaggio in cui parla di cambiamento. Si deve “cambiare mentalità”, “in una Chiesa che cambia”,

Carissimi fratelli e amici,
immagino che il titolo dato a questo messaggio possa suscitare immediatamente una reazione: “Ma il nuovo Vescovo non diceva di voler essere in continuità col cammino di questa Chiesa locale? Perché parla già di cambiamento?”. Non ho certo dimenticato quella intenzione, ma la Pasqua viene e ci chiama tutti alla novità di Dio. Cantiamo l’Alleluia per la gioia della Risurrezione di Gesù; ed anche la primavera ci aiuta a scrollarci di dosso le pesantezze dell’inverno, soprattutto quello interiore. Tuttavia facciamo sempre i conti con gravi problemi e difficoltà, con l’esperienza del limite e del male, soprattutto con l’indifferenza, il peccato e la corruzione.
Questa settimana santa, in particolare, è iniziata con la morte di tante splendide ragazze nell’incidente in Spagna, con nuovi gravi attentati a Bruxelles. Verrebbe da scoraggiarsi o da urlare di dolore. Avvertiamo un grande bisogno di pace e giustizia, ma sembra che le vie percorse dagli uomini ne abbiano spesso smarrito l’indirizzo. Quindi, cosa fare?

Questa è la Pasqua del Giubileo della Misericordia. Papa Francesco ci invita a trovare in Cristo morto e risorto la nostra vera speranza: “Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa” (MV 22). Dentro tutte le contraddizioni umane, Dio manifesta la sua superiore giustizia con “la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, dunque, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova” (MV 21).

Certi di essere amati gratuitamente e per sempre, possiamo vincere la paura che ci impedisce di cercare nuove strade, di cambiare vita e mentalità, per uscire da quel vicolo cieco in cui spesso sembra di essere imprigionati. Infatti, non diciamo spesso: “Così non si può andare avanti”?
Pasqua è passaggio: dalla schiavitù alla liberazione, dalla morte alla vita. Senza nasconderci il tremendo rischio che, invece, Egli passi, sì, ma come “acqua passata”, lasciandoci tali e quali, come prima, senza alcun frutto di novità. Ma questa non sarebbe la fede! E noi non lo vogliamo, vero?

Per cambiare vita
Ci raggiunge attraverso il Papa un grande annuncio: “Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore”. Egli rivolge questa chiamata soprattutto a quelle persone che più sono nell’ombra del male, “lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita”. Anche al più irrecuperabile dei criminali, egli ripete: “Per il vostro bene, vi chiedo di cambiare vita” (MV 19). Ripetiamolo anche a chi semina terrore, e a chi è tentato dalla vendetta.
Ho scelto di fare mie queste parole come il più bell’augurio pasquale da rivolgere anche alla tanta brava gente di Cremona, dei nostri tranquilli paesi e belle comunità. Ma perché? Forse perché, in così poco tempo dalla mia venuta tra voi, io posso permettermi di giudicare e magari criticare qualcosa? Certamente no.

E’ come se negli occhi di tanti, nel calore dell’accoglienza, nella delicatezza o nell’imbarazzo di certi tratti, ci fossimo scambiata una implicita richiesta: “Aiutiamoci a cambiare”, a guardare avanti con più speranza e forza. Abbiamo lavorato sempre per questo, ma non basta! La cronaca archivia in fretta storie di disagio e violenza, alle quali facciamo tristemente l’abitudine: bisogna cambiare! I numeri di una società che invecchia e si chiude su se stessa ci preoccupano, ma non ci cambiano! Oppure, ci sembra che basti “cambiare vita”, fuggendo dalle responsabilità e sconvolgendo affetti e relazioni, per ricominciare. Ma non funziona!
Ognuno sa – se la sua coscienza è sveglia – cosa dovrebbe cambiare, ma da soli è più dura. Anche per me. Facciamo Pasqua insieme per imparare a cambiare, dietro Gesù.

Cambiare mentalità
La Pasqua del Signore è un fatto sconvolgente, che sempre deve poter rivoluzionare le nostre idee su Dio e su tutto. Quel Crocifisso, che misteriosamente ancora ci attira il Venerdì santo, non è soltanto “un povero cristo” da compatire, ma il volto della Misericordia, il volto di Dio, la verità sulla vita umana. Scrive papa Francesco: “Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia” (MV 9).
Chi incontra così Gesù, vede ribaltata la sua visione delle cose, come avvenne all’apostolo Paolo (cfr. MV 20). Prima puntava tutto sulla forza e sull’osservanza della legge, poi riesce a dar senso alla sua debolezza, perché in essa scopre che la grazia di Dio gli basta. E lo libera davvero.

Celebrare la Risurrezione del Signore Gesù non è facile, perché all’evidenza fisica di Lui che soffre e muore in croce segue il mistero della tomba vuota. Ma è bene che sia così, che nessuno possa “mettere le mani sul Risorto” e farne un altro oggetto di consumismo, religioso o pagano. Abbiamo già fatto abbastanza male al Natale, “consumato dai consumi”; almeno custodiamo la sfida spirituale della Pasqua, cercando la vera sorpresa nascosta nell’uovo della Vita che risorge.
L’impegno della conversione, cambiamento di mentalità, non finisce con la Quaresima, ma dura finché non impariamo a vivere, non come un inesorabile conto alla rovescia, ma lasciandoci la morte alle spalle, attenti alla vita nuova davanti a noi: vita fraterna, di carità e lode, come quella che ci testimonia la comunità dei primi discepoli, e che – anche oggi – possiamo imparare dai piccoli del mondo.

In una Chiesa che cambia
E’ troppo facile dire che occorre cambiare, se pretendiamo, in genere, che a farlo comincino gli altri. Diceva il nostro don Primo Mazzolari: “ci impegniamo noi e non gli altri…”.
Il Papa ha voluto questo Giubileo anche per farci riscoprire le potenti intuizioni del Concilio Vaticano II, che ha iniziato a cambiare nel profondo la nostra idea ed esperienza di Chiesa, e il suo sguardo sul mondo: “Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre. …. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo” (MV 4).

Celebriamo la Pasqua nello splendore dei riti cristiani, ma anche col cuore gonfio di commozione per quanto Dio è all’opera per il nostro futuro, nonostante ogni possibile apparenza contraria. Vuole solo che la Sposa del Figlio, Chiesa universale e Chiesa di Cremona, sia lì dove Lui apre nuove vie, le sue vie sempre diverse e migliori delle nostre (cf. Is 55,8). La Pasqua inizia sempre, di nuovo, la riforma della Chiesa perché, specchiandosi in Gesù, diventi Madre accogliente verso ogni miseria umana. Lo sa bene il Papa, quando ci confida: “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio!” (MV 5).
Faccio mio questo suo desiderio, con l’augurio di incontrarci ovunque, con tutti, per trasformarlo in coerente impegno quotidiano.
Con il dolore e l’Alleluia che convivono nell’anima, vi benedico nel nome del Signore.

+ Antonio, vescovo

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Commenti
  • Sorcio Verde

    Caro vescovo, vuoi cambiare? Comincia dalla casa dell’accoglienza e dalle parrocchie che danno rifugio ai finti migranti in cambio di contributi, poi ne parliamo!