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Multisala del CremonaPo da
7 a 10 sale, Confcommercio
contro desertificazione centro

AGGIORNAMENTO – La notizia che il cinema multisala del CremonaPo si allarga, passando da 7 a 10 schermi, mentre in città l’Arena Giardino rischia di non aprire quest’estate per il cinema all’aperto, smuove la reazione di Confcommercio. Ecco la nota firmata dal presidente Fausto Casarin che allarga lo sguardo anche ad altri luoghi della cultura da troppo tempo dimenticati: “Sarebbe un grave errore – afferma Casarin – rinunciare ad un progetto sul Cittanova, così come si deve fare ogni sforzo per studiare un rilancio del Tognazzi (come peraltro avrebbero dovuto suggerire anche le recenti celebrazioni del nostro attore più famoso). Lo stesso impegno serve per predisporre, da subito, un progetto per l’Arena Giardino. Anche in questo modo possiamo accompagnare la ‘rigenerazione’ urbana dando contenuti concreti ad un progetto di rilancio della città. Le sale cinematografiche hanno un valore strategico nella animazione del centro. Lo dimostra il rinnovato impegno del Cremona Po, dove proprio le attività commerciale e quelle legate alla ristorazione hanno sostenuto l’idea di ampliare gli spazi per le proiezioni. Cremona deve saper offrire, accanto alla cultura più alta (quella dei teatri e degli Auditorium) anche progetti di più facile accesso, di svago più leggero.  Perché in questo modo saprà rispondere alle funzioni di “luogo di aggregazione sociale” che sono proprie della città. Cremona, dunque, non ha un problema di “cultura” (intesa in senso stretto o strettissimo).  E’ piuttosto un problema di natura culturale.

“Penso al mondo delle industrie creative (o all’economia culturale) come ad una serie di cerchi concentrici che si irradiano a partire dalla identità di un territorio idee combinandosi con un numero crescente di fattori produttivi, dando origine a una gamma sempre più ampia di prodotti. Va bene mettere al centro le arti in senso stretto: musica e liuteria su tutto. Allargando lo sguardo, si incontra un secondo cerchio, formato da settori che producono congiuntamente beni e servizi come ad esempio i cinema. E poi ci sono poi industrie che operano essenzialmente al di fuori della sfera culturale. Come quelle del turismo e del commercio. Se si vuole creare una ‘economia della cultura’ allora la si sfrutti appieno. Da sempre, storicamente, con gallerie e animazioni i Centri commerciali hanno cercato di ‘copiare’ le città. Non arriviamo al paradosso di una città che rinuncia alla sua funzione di luogo di incontri e aggregazione, delegando queste funzioni a strutture artificiali. Solo da questa consapevolezza può partire il rilancio di Cremona”.

I lavori di ristrutturazione interna a SpazioCinema del CremonaPo inizieranno a maggio e termineranno a novembre. Durante il cantiere resteranno comunque aperte alcune sale del multiplex. La società Anteo srl, proprietaria dei cinema, intende infatti affiancare alla programmazione commerciale, anche quella d’essai con spazi più piccoli per il cinema di qualità come già accade ad esempio a Monza.

Dunque il cinema a Cremona non è morto, si sposta decisamente nei centri commerciali che – come testimoniano i biglietti venduti dal multiplex cremonese – richiama tanta gente specialmente nei week end sia con un pubblico adulto che giovane, portando anche ad ottimi incassi la catena del food che si trova al piano alto del Cremona Po.

E in centro città? Niente. L’amministrazione comunale ha messo insieme una serie di cantonate clamorose fallendo l’idea del rilancio del Cittanova, annullando il bando, ha mostrato disinteresse per il destino dell’Arena Giardino nel parco dell’area Frazzi saccheggiato a più riprese dai vandali, non si è occupato del tentativo di riaprire il cinema Tognazzi (come invece hanno fatto altre amministrazioni) né di acquisire il Politeama. Una città della cultura senza spazi per il cinema in centro, è davvero una contraddizione.

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