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Referendum, com. VotaSI':
'13 milioni di persone
vogliono un'Italia diversa'

Lettera scritta da Comitato unitario VotaSi

Dopo il breve ed intenso lavoro d’informazione dal basso svolto, come Comitato unitario VotaSi per fermare le trivelle del Cremonese, Cremasco e Casalasco rivendichiamo l’importanza e l’utilità di questo referendum, ad iniziare dal fatto che è stato occasione per milioni di cittadini di approfondire il tema dell’energia: da dove viene, cosa comporta produrla, quali sono le conseguenze ambientali, quanto sia urgente e possibile uscire dall’era delle fonti fossili, come sottoscritto nel dicembre 2015 a Parigi da tutti i governi del mondo, tra cui l’Italia. Il tema specifico del termine certo della fine delle estrazioni di idrocarburi vicino alle coste italiane ha infatti visto nella nostra provincia – come in tutta Italia – più di 30 realtà sociali e politiche diverse trovare un denominatore ed un impegno comune per la promozione della partecipazione responsabile come strumento di ricostruzione di una cultura realmente democratica. Esperienze come queste, di lavoro fianco a fianco, ricompongono quei settori di società che una brutta politica tenta costantemente di disgregare e separare, per poter avere mano più libera. L’esperienza che abbiamo fatto darà ulteriori frutti nel prossimo futuro, poiché manterremo alta l’attenzione su queste tematiche, così come sul rapporto tra Stato e Regioni, tra Stato e multinazionali, tra istituzioni, forze politiche, mass-media e democrazia: il dibattito e il risultato del referendum parlano molto anche di queste questioni. Seguiremo con attenzione anche l’evoluzione della norma in sede europea, visto che ci espone al rischio di infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza (con conseguenti pesanti sanzioni economiche che pagheremo noi cittadini). Né possiamo omettere di continuare a denunciare l’intreccio pericoloso tra affari e una politica piccola piccola, sempre più subordinata alle pressioni delle lobby più potenti, cui la cittadinanza attiva non può e non vuole rassegnarsi.
L’affluenza finale ai seggi, insufficiente, sconta certamente il tempo troppo ristretto concesso ai cittadini per “creare” una sufficiente campagna informativa, sconta un argomento che molti hanno giudicato “lontano” dal proprio quotidiano o troppo tecnico per prendere posizione, sconta il fatto che, per la prima volta, il quesito era promosso dalle Regioni, inadatte e impreparate a fare una campagna “sul terreno”, sconta infine la pesante e indebita personalizzazione del referendum, attuata dal presidente del consiglio, che si è sovrapposta al merito e ha disgustato e allontanato tanti elettori. Siamo ancora allibiti ed indignati per come il governo, il presidente del consiglio e un ex-presidente della Repubblica, insieme a gran parte dei mass-media, abbiano esplicitamente lavorato per il boicottaggio dell’espressione degli italiani su una questione così importante e non si siano vergognati di approfittare, pur di “vincere”, dell’enorme vantaggio dato dal sommare la propria linea politica alla già pesante tendenza all’astensione dell’elettorato. In questo modo si vince facilmente, ma si offre uno spettacolo di desolante opportunismo.
Nonostante tutto questo, ben un terzo degli italiani ha fatto resistenza, ha fermamente rifiutato la parte distratta, rassegnata e passiva che gli si offriva, è andata a votare convinta e decisa chiedendo con una maggioranza schiacciante di abolire la norma in oggetto. Questo è un risultato che ci riempie di gioia e ci dice che questa lotta andava fatta e deve continuare: ripartiamo dagli oltre tredici milioni di persone che hanno detto SI’ a un’Italia diversa.

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