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Prescrizione, la protesta
dei penalisti: 'I fascicoli
muoiono nelle procure'

Sullo sciopero indetto dal 24 al 26 maggio a livello nazionale dalla Giunta dell’Unione Camere Penali italiane sono intervenuti a livello locale i rappresentanti della Camera Penale di Cremona e Crema: il presidente Genesi, la vice Crotti e il segretario Romanelli.
Da sinistra, Romanelli, Genesi e Crotti

“La prescrizione è il termometro che misura la febbre e ci dice che la giustizia è malata. Decidere che la tacca rossa del termometro non debba più stare a 37 gradi ma a 41 non fa fare alcun passo in avanti verso la guarigione”. Così gli avvocati penalisti vedono la riforma delle norme sul processo penale e di quelle relative all’allungamento dei termini di prescrizione dei reati in corso di approvazione da parte del Parlamento. Sullo sciopero indetto dal 24 al 26 maggio a livello nazionale dalla Giunta dell’Unione Camere Penali italiane sono intervenuti a livello locale i rappresentanti della Camera Penale di Cremona e Crema: il presidente Luca Genesi, la vice Maria Luisa Crotti e il segretario Alessio Romanelli.

“Due su tre fascicoli si prescrivono in procura”, hanno commentato i rappresentanti della Camera Penale. “Il 60% dei processi si prescrive durante la fase delle indagini preliminari”, hanno spiegato Genesi, Crotti e Romanelli. “Se un fascicolo rimane in procura per cinque anni, di certo non è colpa degli avvocati”. Dati alla mano, le prescrizioni avvengono nel 58% dei casi nella fase preliminare del giudizio, nel 4% davanti al gip/gup, nel 19% in primo grado, nel 18% in corte d’appello e solo nell’1% in Cassazione. “Non sono i difensori a far perdere del tempo”, hanno sottolineato i rappresentanti della Camera Penale, secondo i quali la prescrizione dei reati matura esclusivamente a causa dell’inefficienza organizzativa dell’amministrazione della giustizia. “I fascicoli muoiono nelle procure. Questo è il motivo della durata irragionevole del processo, senza contare le difficoltà riguardanti i fenomeni nuovi da investigare o i casi di errori di notifiche o quelli in cui i processi sono istruiti male”. Queste, per gli avvocati, sono le vere perdite di tempo a cui si dovrebbe mettere mano, problemi che non si risolvono allungando i termini della prescrizione.

Per quanto riguarda invece il tema delle intercettazioni, per Genesi, Crotti e Romanelli, “si tratta di una forma di prova che deve partire una volta che c’è una notizia di reato, ma ci sono dei limiti: le intercettazioni che non sono prova di reato non devono essere né diffuse, né pubblicate, anche a tutela della privacy di chi è estraneo alle indagini. Le captazioni intrusive su smartphone, tablet e pc violano la Costituzione. Se non vengono regolate per legge, il diritto alla riservatezza non sarà più garantito per nessuno”.

E infine il processo ‘a distanza’. Una proposta, questa, decisamente contrastata dai penalisti, “poiché questa modalità di svolgimento, attualmente prevista solo per specifici e ristretti casi, priva il soggetto processato della concreta e reale partecipazione al giudizio circa la sua responsabilità e lo stesso giudice della diretta conoscenza del soggetto che dovrà giudicare”. “Non siamo contro l’uso di mezzi informatici e tecnologici”, hanno chiarito i tre rappresentanti della Camera Penale di Cremona, “ma alcune forme non sono accettabili”.

In chiusura di conferenza stampa, Genesi, Crotti e Romanelli hanno voluto ricordare la figura di Marco Pannella, che nella sua lunga carriera politica ha combattuto numerose battaglie a fianco delle Camere Penali.

Sara Pizzorni 

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