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Un premio importante
a Sandro Talamazzini
a 10 anni dalla morte

Lettera scritta da Gualtiero Nicolini

Sono passati 10 anni dalla morte di Sandro Talamazzini e vorrei ricordarlo proprio nel suo ultimo periodo di vita. Da un po’ di tempo non stava per niente bene. Era dimagrito, ma sopratutto era pallido, di un colorito giallognolo e si sentiva anche molto stanco. Si era convinto finalmente a farsi ricoverare, ma aveva tanta paura, ora che sua moglie lo aveva lasciato e si sentiva tanto solo.
Qualche giorno prima eravamo andati ad una festa da Don Pierre in un paesino del casalasco perché vi era stato invitato e non voleva deludere i tanti amici del luogo; per questo mi aveva chiesto di accompagnarlo. Parlava con il don e con alcuni amici e si accordava per possibili puntate delle sue tante rubriche, anche se prima avrebbero dovuto essere approvate dai suoi “capi” di Telecolor.
Non mangiava nulla, non aveva fame e diceva che faceva fatica a digerire.
Tanti lo “osannavano”, qualcuno invece anche abbastanza apertamente sembrava deriderlo o lo trattava con sufficienza, ma lui pareva non accorgersene e si sentiva lusingato di contro dai tanti complimenti che in molti gli rivolgevano. Durante il viaggio di ritorno mi confessò la sua paura di essere malato gravemente, mi fece promettete di andare a trovarlo in ospedale e volle ancora una volta che gli promettessi che mi battessi perché nel viale degli artisti fosse collocata una statua che lo ricordasse ai cremonesi perché sapeva che io quella promessa l’avrei mantenuta ad ogni costo.
Da quando avevo letto per caso un suo racconto una volta che attendevo nel suo studio di via del Sale che prendesse tutto il materiale che gli occorreva per una intervista sulla liuteria e ne ero rimasto talmente impressionato da decidere di pubblicare il suo primo libro, la nostra conoscenza si era trasformata in una vera amicizia e spesso passavamo ore a parlare nel suo studio o in auto davanti alla sua casa prima che si decidesse a scendere. Dopo il primo libro ne erano seguiti altri, ma lui sarebbe stato sempre pronto a scriverne ancora e continuava a richiedermi nuove pubblicazioni, cosa che non potevo esaudire.
Era molto triste negli ultimi tempi e deluso della insensibilità dei suoi concittadini. Non del “popolino” che lo osannava di continuo fermandolo per strada o salutandolo sugli autobus che prendeva quotidianamente, ma degli amministratori che ad esempio gli avevano tante volte promesso una serata per ricordare le sue opere. Niente si era mai concretizzato. Volli organizzare io un incontro per lui con alcuni amici comuni l’on Rescaglio, la prof.ssa Zani, la prof.ssa Agarossi e fu davvero un grande successo perché si parlò delle sue pubblicazioni, dei suoi cortometraggi, delle sue pellicole e dei suoi servizi televisivi.
Fu in quella occasione che accanto al Talamazzini scrittore che conoscevo benissimo e che anzi avevo scoperto e che mi aveva conquistato, accanto al regista e commentatore televisivo che avevo conosciuto in tante puntate sulla liuteria e sulla scuola Ipiall, ma anche per le varie puntate delle sue rubriche, accanto al Talamazzini creatore di cortometraggi in particolare per bambini e regista del famoso “Stradivari 1968 “, scoprii un regista “immenso” capace di realizzare film che poco avevano di diverso se non migliori di quelli di De Sica, di Rossellini, di Zavattini, dei grandi del neorealismo italiano del secondo dopoguerra. Avevo faticato a farglieli portare perché lui avrebbe preferito dei documentari su Cremona più recenti, ma che io conoscevo mentre ero curioso di vedere quei film di cui ogni tanto mi parlava ma che non avevo mai visto.
Fu in quella occasione terminato questo incontro che aveva riempito la sala Baldesio della Camera di Commercio che mentre lo accompagnavo a casa e gli esternavo la mia meraviglia e il mio convinto apprezzamento che mi raccontò di aver avuto vari inviti e concrete possibilità di trasferirsi a Roma per girare dei film, ma che aveva rinunciato per paura perché riteneva di non poter
competere in un mondo così diverso dalla sua Cremona. E forse aveva ragione una persona così disponibile, così sensibile, così
buona sarebbe stata distrutta in un attimo a Cinecittà troppo lontana dal suo mondo e dalle sue idee di piccolo grande uomo
Aveva però un desiderio che mi esternò quella sera: quello di non essere dimenticato dalla sua città.
Glielo promisi e sono felice di essere riuscito anche se a fatica a far collocare quella statua che lo raffigura opera di Sandra Piccioni che alcuni ignoranti non volevano nel viale degli artisti del cimitero, la città del silenzio dei suoi racconti.
In ospedale sembrava che stesse un po’ meglio aveva ripreso un po’ di colore, forse per via di qualche flebo per cui rimasi sconvolto sapendo il giorno dopo che durante la notte era spirato. Mi dissero per la paura, la paura di essere malato, la paura di dover soffrire. In punta di piedi se ne era andato il piccolo grande uomo uno dei più grandi uomini della sua Cremona che quelli che contano non avevano voluto riconoscere come tale.
Ci sono voluti 10 dopo la morte per poter parlare di lui come un grande; meglio tardi che mai ?
Forse, ma piccola consolazione
Ciao Sandro

Gualtiero Nicolini

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