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Falsi violini, Musafia fa appello a Tavolo liuteria: 'Rendere pratica illegale'

Stop ai falsi violini cremonesi. A lanciare un appello è Dimitri Musafia, maestro artigiano liutario e consigliere Ali (Associazione liutaria italiana). Musafia è convinto che “gli episodi di chi trae profitto dal nome di Cremona per vendere violini di qualità e provenienza straniera sono estremamente preoccupanti per chi opera nel settore puntando sulla qualità. Se negli anni scorsi vi erano solo sospetti di questo fenomeno, oggi c’è chi esce allo scoperto e ammette di usare semilavorati industriali per realizzare violini. Con questo precedente, è difficile impedire che domani si insedi a Cremona una grande fabbrica di violini da studio, magari con capitale straniero, il che porterebbe al definitivo tracollo del prestigio di Cremona nel mondo”.

Insomma, il pericolo è proprio dietro l’angolo, secondo Musafia. Con un meccanismo potenzialmente legale ma anche distruttivo. “Vi sono liutai stranieri che hanno centinaia di dipendenti. Il titolare arriva a Cremona, apre bottega, si iscrive al Consorzio e produce violini col ‘marchio’. Poi, richiama, diciamo, 50-100 suoi dipendenti a Cremona dove fonda la sua fabbrica di violini da studio ‘made in Cremona’ venduti a prezzo di saldo, col medesimo nome. Sarebbe tutto legale, ma gli effetti sarebbero disastrosi: la perdita di prestigio della città, svilimento del ‘marchio’, chiusura di botteghe tradizionali, perdita del riconoscimento Unesco. Ed è solo una questione di tempo prima che succeda davvero: Prato (tessile) e Mantova (calze) insegnano”. Musafia lancia l’allarme, proponendo una situazione drastica: “di rendere una simile attività illegale”.

“Decenni fa, nei permessi di soggiorno degli stranieri, vi era scritto nero su bianco il divieto di verniciare i violini a spruzzo per motivi simili” spiega. “Io propongo di estendere tale divieto alla produzione seriale, ovvero quella di fabbrica. Questa è l’unico modo di evitare che la traduzione secolare di Cremona finisca per mano di stranieri di pochi scrupoli. E se un divieto del genere non fosse del tutto limpido dal punto di vista giuridico, che gli stranieri facciano causa, paghino avvocati e aspettino tempi biblici. Non succederà. Mi rivolgo a voi, del tavolo della Governance della Liuteria. Siete voi di guardia ora, la responsabilità e vostra. Agite prima che sia troppo tardi, nell’interesse della nostra Cremona, del suo prestigio nel mondo e del suo tessuto produttivo”.

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