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In tanti al Festival della
Mostarda. Fava:
'E' il nostro champagne'

Folta presenza di persone tutto il giorno domenica per il Festival della Mostarda in piazza Roma. Tante le iniziative che hanno raccolto l’interesse di molti curiosi nella tensostruttura alle stita per ospitare degustazioni e incontri di cultura gastronomica. Dall’incontro su Ugo Tognazzi “tra cinema e cucina” della mattina, alle degustazioni ad opera dei produttori del pomeriggio (tra cui Gelato e Sorbetto alla Mostarda con Marco Petecchi dell’Accademia Italiana della Cucina, Davide D’Arpino Fusar Poli, Chef Glacier, e Diego Gregorio, Mastro Gelataio della Gelateria XXV Aprile). Dal 15 ottobre al 27 novembre, piatto a tema presso i ristoranti che aderiscono. Con la collaborazione dell’Istituto Einaudi, comparti enogastronomico, turistico e grafico.

“La mostarda è l’elemento maggiormente identitario, che crea un ponte tra le due realtà produttive principali, Cremona e Mantova. E’ il nostro Champagne. I numeri lo dicono, 12 milioni di euro il valore complessivo della mostarda cremonese, ma è ancora di più: vale la pena rilanciarlo
e promuoverlo nel mondo”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, intervenendo domenica mattina a Cremona all’incontro dedicato a Tognazzi, nell’ambito della seconda edizione del Festival della Mostarda. Sono intervenuti, tra gli altri, Massimo Rivoltini, componente della Giunta di Camera di commercio, Barbara Manfredini, assessore al Turismo e Commercio del comune di Cremona, Elena Mosconi, docente storia del cinema, e Fabrizio Natalini, docente di cinema dell’Università di Tor Vergata.

“Si tratta di un prodotto agricolo, artigianale, industriale e commerciale – ha detto Fava -. Chi produce la mostarda è soggetto tra i più disparati: la
casalinga, l’azienda piccola artigianale, passando per l’industria e il commercio, visto che anche i ristoratori la producono. Questo è il prodotto maggiormente distintivo di un territorio che sta sull’asta del Po, non ha uguali altrove, anche se stanno cercando di copiarlo. Da centinaia di anni si
ripete tradizionalmente, ma ora ha una valenza economica forte e val la pena di rilanciarlo”.

“Quando sarà molto conosciuto – ha precisato Fava – sarà poi interessante verificare i ritorni economici per questo territorio. Sono convinto che siano
tantissimi gli appassionati potenziali di mostarda, abbiamo bisogno di lavorare perché sia conosciuto. L’elemento di novità e interesse che sta suscitando  – ha concluso – è paradossale per una prodotto con una storia di centinaia d’anni, ma è la conferma della necessità di spingerlo e promuoverlo in modo adeguato”.

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