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I NefEsh Trio incantano l'auditorium con un viaggio nella musica ebraica

Uno concerto splendido, un viaggio tra le correnti e le molte provenienze della cultura musicale ebraica contaminate con le musiche di ogni parte del mondo. Una musica in cammino, come lo è stato per millenni il popolo ebraico. I NefEsh Trio (Nefesh anima ed Esh fuoco) hanno preso per mano il pubblico e lo hanno portato in questo cammino con musiche ebraiche dello Yemen, dell’Est europeo, dei paesi arabi. Un trio con violino, chitarra acustica e contrabbasso che ha riempito di ritmo e di melodie dolcissime l’auditorium Giovanni Arvedi. A farla da padrona, anche perchè è la più conosciuta e orecchiabile, la musica ritmata del Klezmer, il genere degli ebrei askenaziti dell’est Europa, usata solitamente per le feste, i balli e i matrimoni spesso mixata dal Trio con quella religiosa o quella degli ebrei yemeniti fatta conoscere dalla cantante Noah. Su tutto il suono del violino, sapientemente suonato da Daniele Davide Parziani, lo strumento che meglio rappresenta la musica ebraica, tanto è vero – come ha ricordato Fausto Cacciatori nella presentazione – che è probabile un’origine ebraica anche per i grandi liutai della storia cremonese, gli Amati su tutti, sicuramente ospitati in casa di un artigiano israelita durante la dominazione veneta. Bravissimi anche gli altri due musicisti, Manuel Buda alla chitarra e Davide Tedesco al contrabbasso. In apertura Titta Magnoli ha raccontato le vicende della cacciata della folta comunità ebraica da Cremona, durante la dominazione spagnola, con l’assurda accusa di essere “troppo” integrati con i cremonesi.

 

 

 

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