Cronaca
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Lunedì 30 gennaio primo anniversario per il vescovo Antonio Napolioni

Foto Sessa

Lunedì 30 gennaio ricorre il primo anniversario dell’ordinazione episcopale del vescovo Antonio Napolioni e del suo ingresso in Diocesi. Una ricorrenza significativa che non sarà celebrata con eventi pubblici, ma che per l’intera Chiesa cremonese è occasione per stringersi attorno al proprio Pastore e pregare per il suo delicato ministero. “È stato un anno ricco di incontri e relazioni che hanno permesso al vescovo Antonio di conoscere meglio la Chiesa cremonese e alla Diocesi di iniziare ad approcciarsi a lui apprezzando il suo stile pastorale generoso, cordiale, aperto e attento a persone, comunità e situazioni di vita” evidenzia il sito della Diocesi, che riporta una riflessione su quanto fatto in questo anno.

La Chiesa … un cantiere

C’è una immagine di Chiesa che il vescovo Antonio ha frequentemente proposto: quella del cantiere dove tutti concorrono a realizzare, in spirito di condivisione, comunione e corresponsabilità il medesimo progetto. Il progetto è quello proteso a costruire la Chiesa dell’Evangelii Gaudium e dell’Amoris Laetitia, fondata sulla centralità del Signore Gesù e spinta vigorosamente dal soffio dello Spirito ad aprirsi a una rinnovata e gioiosa tensione evangelizzatrice.

A segnare il primo anno di episcopato alcune importanti scelte pastorali: il rinnovo della Curia e degli organismi di partecipazione ecclesiale, con l’intento di fornire all’attività diocesana strumenti di lavoro e di elaborazione delle scelte pastorali più snelli e più efficaci; l’indizione del Sinodo dei giovani, come momento di autentico ascolto ecclesiale delle giovani generazioni; l’attenzione ai cammini di iniziazione e di formazione alla vita cristiana, confermando la centralità del ruolo educativo della famiglia; lo studio del territorio della diocesi al fine di favorire processi che promuovano il sorgere di rinnovati modelli e strumenti di prossimità della Chiesa particolare.

A caratterizzare la riforma della Curia c’è sicuramente l’ideazione dei quattro tavoli di coordinamento (giovani, famiglie, carità e cultura), per aiutare gli uffici che hanno attenzioni pastorali affini a programmare e lavorare in modo più unitario, ponendo attenzione ai processi e non solo ai singoli eventi o iniziative. Le quattro aree possono essere maggiormente facilitate attraverso un più stretto lavoro dei coordinatori di area con il Vescovo in un impegno di integrazione pastorale.

Altro passaggio significativo è stata la lettera pastorale “Da un inizio a un nuovo inizio”, atto di magistero relativo all’Iniziazione cristiana che traccia il cammino per i prossimi anni con un richiamo chiaro al volto autentico della Chiesa, madre e maestra, che si manifesta nell’iniziare i suoi figli alla vita cristiana. Mons. Napolioni consolida la scelta del vescovo Lafranconi sull’iniziazione cristiana secondo il metodo catecumenale pur con qualche correttivo frutto dell’esperienza di questi anni di sperimentazione.

Passo di particolare importanza è stato anche l’indizione del Sinodo diocesano dei giovani, che intende essere un’occasione di cammino insieme per gruppi di oratorio, associazioni, movimenti e giovani che abbiano voglia di far sentire la loro voce sul futuro, la fede e l’orizzonte della vita. Sullo sfondo la logica dell’Evangelii Gaudium, che chiede a tutti i livelli ecclesiali dinamismi nuovi; e l’esperienza del Convegno ecclesiale di Firenze, nuova nel metodo di partecipazione. Il vescovo Antonio ne ha parlato direttamente anche con Papa Francesco durante il suo pellegrinaggio a Roma: il Pontefice ha incoraggiato a “mettersi in ascolto di tutti, a partire da quelli che sono più lontani”.

È entrato nell’agenda dell’episcopato Napolioni anche il percorso attuativo delle unità pastorali. Non si tratta di aggiustamenti sul territorio di tipo funzionalista, ma nuovi paradigmi pastorali che integrano e arricchiscono le comunità parrocchiali nella ricerca delle nuove condizioni, in un contesto di straordinarie trasformazioni sociali e culturali, per generare la fede in un luogo e in un tempo, per lasciarsi edificare, soprattutto nel Giorno del Signore, dall’Eucaristia, perché l’agire ecclesiale accresca in carità e comunione.

Nel mezzo c’è la quotidianità fatta di un’intensa attività pastorale con celebrazioni, incontri e momenti conviviali nelle singole parrocchie o nelle zone. In queste occasioni la gente ha potuto gustare il carattere aperto e gioviale del vescovo Antonio, la semplicità e l’essenzialità dello stile, quella schiettezza tipicamente marchigiana, ma anche la concretezza della predicazione, sempre attinente alla vita quotidiana delle persone, e la chiarezza nelle proposte pastorali.

Esemplare, poi, è la stima e l’affetto che lega il vescovo Antonio al suo predecessore, mons. Dante Lafranconi. In tante occasioni i due vescovi  si consultano e partecipano insieme ad eventi diocesani come, per esempio, il pellegrinaggio giubilare a Roma del febbraio 2016 culminato con il breve incontro con Papa Francesco.

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