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Pianalto, piano provinciale
tutto da rifare? La Provincia
ricorre al Capo dello Stato

L’amministrazione provinciale ha inoltrato un ricorso straordinario al Capo dello Stato per definire con esattezza i contenuti della sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso contro le escavazioni di argilla nel geosito del Pianalto della Melotta, tra Soncino, Romanengo, Ticengo. Fai, Wwf, Legambiente, avevano ottenuto risposta positiva alle loro obiezioni circa la necessità di tutelare un sito geologico unico nella bassa pianura padana ma inserito nel Piano territoriale della Provincia (Ptcp) e nel conseguente Piano Cave, tra le aree di possibile escavazione.

“Il Consiglio di Stato – si legge  nel ricorso straordinario al Capo dello stato e istanza al ministero –  con atto n. 178/2017 in data 24/01/2017, ha emesso il proprio parere vincolante, il cui contenuto, comunque non favorevole per la posizione dell’Amministrazione, non è chiaro se vada inteso come riferito all’oggetto specifico della controversia, ovvero il geosito regionale “Pianalto della Melotta”, oppure se produca effetti invalidanti per gli interi p.t.c.p. e piano cave provinciale. Prima della conclusione del procedimento, si rende pertanto necessario che lo Studio che patrocina la causa per l’Ente, provveda ad avanzare un’istanza motivata da indirizzare al Ministero competente ad emettere il decreto presidenziale definitorio, affinché venga, per l’appunto, precisata la portata della decisione di annullamento dei succitati atti pianificatori. Si provvede di conseguenza ad integrare l’impegno di spesa assunto per il succitato patrocinio”.

«“Con tale sentenza, che ‘…dispone che il ricorso debba essere accolto e che gli atti impugnati debbano essere integralmente annullati’», aveva dichiarato Francesa Bottini, capo delegazione Fai quando la sentenza venne resa nota, «si fa giustizia di scelte amministrative inique, ma si apre un nuovo capitolo relativo alla tutela del paesaggio padano e di alcune sue singolari e irripetibili espressioni, che dovrà vedere le associazioni ricorrenti come interlocutori primari nel processo di nuova pianificazione del territorio provinciale cremonese, che riservi la necessaria e irrinunciabile attenzione alla tutela del patrimonio paesaggistico, naturale, storico e culturale del suo tessuto territoriale, in quanto patrimonio collettivo e fonte di conoscenza anche per le generazioni future».

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