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L'anticorruzione al vaglio
del Consiglio: alla fine porte
aperte sul caso Lgh-A2A

Lungo preambolo, oggi in consiglio comunale, per decidere se la questione dell’istruttoria Anac sulla partnership Lgh A2A potesse essere trattata in seduta pubblica oppure a porte chiuse. Roberto Poli, Pd, chiede a nome della maggioranza che la seduta sia a porte aperte, contrariamente a quanto deciso all’unanimità dall’ufficio di presidenza la settimana scorsa su consiglio del segretario comunale. Questo perché la questione, al di là delle motivazioni tecnico giuridiche che consigliavano riservatezza, ha una indubbia rilevanza politica.
Da questa proposta, che sembrava potesse accogliere il favore delle minoranze (leggi qui Bocciatura Anac: sì richiesta chiarimenti minoranza, ma riunione sarà a porte chiuse), è scaturito invece un dibattito durato un’ora e mezza sull’opportunità della seduta a porte aperte. In particolare sono  le affermazioni del segretario generale Criscuolo a instillare pesanti dubbi: attenzione – ha detto in sostanza – la nota dell’Anac appartiene ad una fase istruttoria, la controparte deve ancora inviare le  controdeduzioni. Non solo: il procedimento potrebbe concludersi con sanzioni pecuniarie, “è mio dovere tutelare la posizione dei consiglieri comunali”, anche perché “uno dei soggetti destinatari della nota Anac è una società quotata in borsa”. Insomma, conclude ribadendo quanto già affermato in ufficio di presidenza ai soli capigruppo: “il consiglio comunale è sovrano, ma era mio dovere dare un adeguato livello di consapevolezza”.
Di qui vari interventi in ordine sparso di consiglieri di minoranza e maggioranza, inizialmente contrari ad assumersi il rischio: Gagliardi (Pd) propende per la seduta a porte chiuse, perché “se è vero che una scelta politica di cui un amministratore è fermamente convinto per il bene della collettività può essere assunta anche mettendo in conto dei rischi, qui invece si potrebbe essere chiamati a rispondere per comportamento colposo a danno di una società quotata in Borsa e la motivazione politica non reggerebbe”. Si chiamano fuori dal dibattito e non prendono posizione Ghidotti (Forza Italia) e Ventura, An (“non mi esprimo in questa sede sulle motivazioni tecniche del segretario”);  Amore di Obiettivo Cremona con Perri ritiene che vadano seguite le indicazioni del segretario comunale.
La voce di Gagliardi resta tuttavia isolata nel gruppo di maggioranza, che nel complesso, con Burgazzi, addossa la responsabilità di questa lunga fase preparatoria alla minoranza: “Avete sempre detto che l’accordo A2A – Lgh era di un’opacità assoluta, adesso che avete la possibilità di parlarne pubblicamente votate no o non votate? Qui siamo alla follia più assoluta”.
La presidente del consiglio Pasquali convoca due volte i capigruppo per cercare di capire chi vuole che cosa. Si innervosisce, accusa i capigruppo di opposizione di non aver riferito ai compagni di partito le motivazioni tecnico giuridiche fornite in ufficio di presidenza. Alla fine si va al voto: su 27 presenti, 25 consiglieri votano per la seduta pubblica, uno conferma il voto contrario (Luigi Amore), uno si astiene (la stessa Pasquali).
In fondo alla sala, assiste al dibattito a tratti surreale (nessun pubblico presente in sala Quadri, tranne i giornalisti e tre appartenenti al Comitato Acqua Pubblica) il senatore Luciano Pizzetti: “L’argomento va trattato pubblicamente, perché siamo di fronte ad un’operazione tra le più importanti degli ultimi vent’anni per la collettività e davanti a questo, il dovere della trasparenza verso i cittadini è prioritario. Capisco le motivazioni di riservatezza, e anche una certa solidarietà tra persone con la stessa formazione giuridica, ma ritengo che in questo caso possano passare in secondo piano. Quello che vedo oggi è una maggioranza che si sta facendo carico di responsabilità che sono della minoranza”. Quanto al merito della vicenda, “già l’antitrust aveva sollevato obiezioni a cui le aziende hanno posto rimedio, ottenendo a suo tempo il via libera”.

lgh consiglio pizzetti DENTRO

L’INTERVENTO DEL SINDACO – Quando alla fine si entra nel merito della vicenda, il sindaco Gianluca Galimberti, sottolinea il carattere politico, e non tecnico del suo intervento: “Quando è arrivato il parere dell’Agcom – ha detto – non abbiamo fatto un Consiglio straordinario. Ora lo facciamo in merito ad un atto dell’ANAC per il quale c’è un procedimento in corso. I legali di AEM e delle partecipate stanno preparando le controdeduzioni che invieranno entro i termini di legge. Questo è quanto possiamo dire. Poi vedremo come andrà il procedimento.

“La questione è politica perché due anni e mezzo fa avevamo davanti due questioni strategiche: il futuro di LGH, patrimonio della città di Cremona e del territorio, e il nodo di AEM e il suo futuro. Tutti sapevamo la necessità urgente di fare delle scelte su queste due questioni strategiche sempre a favore dei servizi, delle imprese e per il mantenimento e il rilancio del patrimonio.  Quali sono i criteri seguiti per affrontare questi nodi?
Il criterio economico da una parte, ovvero di valorizzazione del patrimonio che LGH rappresenta, ma non solo. La questione non era puramente economica: gestirla solo dal punto di vista economico sarebbe stato profondamente sbagliato. Era innanzitutto una partita di contenuti, di servizi, di imprese, di occupazione e di posti di lavoro e, seppure molto rilevante il criterio economico, questo criterio non era il solo. La prospettiva industriale era la contestuale e grande questione che avevamo davanti”.

“Cremona  – ha aggiunto – non avrebbe potuto non perseguire questa visione politica di integrazione che ha in sè una visione strategica di multiutility del territorio. Lavorando con i tecnici e motivando le nostre scelte, abbiamo incarnato la volontà del legislatore, che si è poi formalizzata con una norma inequivocabile, frutto di una giurisprudenza che si è andata consolidando: sto parlando della legge Madia, art 10 comma2”.

Una legge interpretata, evidenzia il sindaco, “facendo scelte che sono state formalizzate da questa norma”. Nessuna volontà di privilegiare A2A, come dimostra “il caso dell’illuminazione pubblica: le nostre scelte vengono fatte sulla base della normativa e del maggior bene possibile per il territorio, senza essere succubi di nessuno”.

La partnership messa in atto, ha continuato Galimberti, “si realizza nella costruzione di un piano industriale e nella sua realizzazione, nel miglioramento di servizi e in nuovi posti di lavoro: di questo stiamo parlando. Teleriscaldamento, economia circolare, polo tecnologico, smart city. Ambiti in cui lavoriamo insieme alla nostra partecipata e ai nostri soci per costruire quel piano che va a costruire servizi e rilanciare il territorio. Questa partnership è una risposta ad un mercato complesso”.

“Chiedo a tutti quelli che in queste settimane si sono espressi su questo tema, se la valorizzazione economica e industriale di un patrimonio come Lgh non va forse a vantaggio di tutti i cittadini? Chiedo se il mantenimento e rilancio dei posti di lavoro non è qualcosa che va a vantaggio di tutti. E domando ancora se aver garantito i servizi non va a vantaggio di tutti.

Chi ha rischiato in questa operazione non sono cittadini o il Comune, ma i politici che hanno fatto queste scelte. Questo è il lavoro: risolvere il problema assumendosi la responsabilità delle scelte e rischi”.

IL DIBATTITO – Dura la replica dell’opposizione, a partire da Federico Fasani (Ncd): “La valutazione di Anac non entra nel merito della scelta, ma della procedura: l’operazione eseguita si classifica come vendita, e l’autorità la stigmatizza non sulla base della riuscita della stessa, ma dice che l’elusione della regola ossia le procedure di gara si risolve in posizioni monopolistiche. In sostanza, quindi, si va a sottrarre almeno una chance per i territori e i cittadini”. Per il consigliere, “questa operazione non è stata messa a confronto con qualcosa che poteva essere migliore. Nessuno ha mai detto che la situazione doveva restare come era. Neppure la scelta del partner è oggetto di contestazione. E’ il modo che viene contestato. E’ una scelta politica e non industriale. I consiglieri di minoranza sono mesi che dicono che ci voleva la gara, l’Anac ora ci dà ragione. Non si poteva fare una gara invitando più soggetti? Non sarebbe stato meglio invece che portare il consiglio comunale a fare valutazioni su operazioni come queste?”.

Dello stesso parere Marcello Ventura (Fratelli d’Italia). “Il documento Anac sconfessa completamente l’operazione” evidenzia. “Anche Pizzetti ha detto che è stata una operazione politica e che altre ne verranno fatte con altri territori. Dunque non capisco perché non si possa dire la verità. Diciamo le cose come stanno. Anac ha specificato che le terminologie usate non sono reali perché in realtà si è verificata una vera e propria vendita di partecipazioni azionarie”.

Una vera e propria battaglia sulla terminologia: “Dopo un anno e mezzo basta raccontare la favoletta della partnership: quando si vendono delle quote azionarie, è una vendita” attacca Alessandro Carpani (Lega). “Noi un anno e mezzo fa eravamo contro la vendita e oggi lo ribadiamo ancora. Inoltre non mi si parli di ricadute positive occupazionali, considerando che oggi diversi dipendenti che un anno e mezzo fa svolgevano un certo tipo di attività, ora fanno altro. Si iniziano a perdere i servizi. Il sindaco parla di rischi personali, ma sarebbe meglio che tali rischi si assumessero per i cittadini e non per seguire i dettami di un partito”.

A difendere il documento Anac anche Lucia Lanfredi, del M5S, il partito da cui era partito l’esposto all’Autorità: “Alla base del parere Anac sta una giurisprudenza comunitaria, in quanto la Ue vuole garantire il funzionamento del mercato unico, tutelando la concorrenza. Dietro il parere Anac, ci sono normative specifiche. Credo che la vendita dei nostri servizi pubblici ad A2A, sia stata fatta con imperizia e chiediamo che chi ha sbagliato paghi”.

Dall’altra parte, dura anche la posizione di Paolo Carletti (Psi), secondo cui la discussione in essere non ha senso: “Nel mercato delle partecipate c’è regime di oligopolio dove le gare lasciano il tempo che trovano, e lo sanno tutti” evidenzia. “Se avessimo fatto la gara molto probabilmente avremmo trovato un solo partecipante. E ricordiamo che i pareri di Anac non sono vincolanti per nessuno. Quanto fatto ha portato solo vantaggi all’amministrazione comunale. Non dobbiamo guardare il parere di Anac, dobbiamo guardare più in alto, parlare dei vantaggi che ne abbiamo ricavato”.

“L’Italia arriva in ritardo rispetto al resto d’Europa sul tema delle multiutility” ha aggiunto il consigliere Roberto Poli (Pd). “In questo contesto è logica e legittima la scelta di partnership verso A2A”.

“Avere instaurato un rapporto diretto con A2A è una scelta che è stata approfondita con attenzione, con diversi pareri tecnici” afferma Enrico Manfredini (Fare Nuova la Città). Non si è sottovalutata la vicenda, né ci sono state prese di posizione. E’ stata fatta una scelta ponderata. Inoltre il tema della partnership va in una direzione ben precisa, valorizzare le competenze. Ci sono cose che solo nell’unione tra le due società si potevano ottenere”.

g.biagi – l.bosio

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Commenti
  • Nicolini Gualtiero Walter

    Ognuno ha la sua opinione ed è giusto ma la legge va rispettata e le pesanti sanzioni dovranno essere pagate . Sbaglio ? E chi le paga ? Alla fine il Comune e quindi il cittadino non per scelte sbagliate o non sbagliate ma per non aver rispettato quanto la normativa prescriveva . Quindi ?

    • Michele Bufano

      L’eventuale sanzione ricade personalmente in capo al sindaco e agli amministratori delegati delle società.