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Derubato dell'identità,
finisce in una spirale di
guai giudiziari e finanziari

L’avvocato Gigliotti

Un furto d’identità subito nel 2003 ha completamente stravolto la vita di Giuseppe, 38 anni, cremonese, incensurato, operaio in una ditta della provincia di Cremona, sposato, con due figli piccoli, entrato suo malgrado in una spirale di guai giudiziari e finanziari.

Tra chi avrebbe usato la sua identità c’è anche un uomo nato a Varese e residente in provincia di Ferrara che avrebbe apposto sulla sua patente i dati anagrafici del cremonese. Con queste false generalità si sarebbe impossessato di una Bmw di proprietà di una società della provincia di Novara con la quale aveva sottoscritto un contratto di consulenza commerciale.

Ora l’uomo della provincia di Ferrara, che si chiama Giuseppe e ha la stessa età del cremonese, ha a suo carico un procedimento penale presso il tribunale di Novara per i reati di sostituzione di persona, falso, e per il furto della macchina. Nel medesimo procedimento, il Giuseppe della provincia di Cremona si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Marilena Gigliotti.

Inizialmente, però, la procura di Novara lo aveva indagato. Nel 2013, infatti, la questura di Cremona lo aveva convocato per notificargli il decreto di proroga delle indagini preliminari per il furto della macchina. Ma a Novara, Giuseppe dice di non essere mai stato. Ai poliziotti, il cremonese aveva spiegato di aver subito un furto nel lontano 2003: il furto del suo marsupio nel quale c’erano carta d’identità, patente e codice fiscale. Giuseppe aveva sporto regolare denuncia, e per nove anni non ha più saputo nulla.

Fino al 2012, quando si è visto costretto a presentare una serie di denunce, essendo venuto a conoscenza di operazioni avvenute a propria insaputa e a proprio nome ai danni di diverse persone. In relazione a questi fatti, il 17 ottobre del 2012 era stato sentito dai carabinieri di Castelverde in merito ad una denuncia presentata nei suoi confronti presso la stazione dei carabinieri di Lo Mazzo, in provincia di Como.

Non solo: oltre ai procedimenti penali, di cui due pendenti, quello di Novara e un altro a Reggio Emilia per l’appropriazione indebita di un’Audi Q7, Giuseppe si è ritrovato invischiato in una pioggia di richieste creditizie: è stato chiamato dalla Vodafone che sostiene di vantare crediti nei suoi confronti, così come pure da diverse società finanziarie, e contattato dalla Veneto Banca di Varese dove risulta debitore per aver emesso un assegno insoluto dell’importo di 1.236 euro dal conto corrente intestato a suo nome. Per il debito con la banca, il cremonese si è addirittura trovato impossibilitato ad accedere a finanziamenti o mutui.

Intanto, il 26 aprile del 2012, quando Giuseppe era già indagato dalla procura di Novara per il furto della Bmw, la stradale, durante un normale controllo a Ospitaletto, nel bresciano, aveva fermato l’altro Giuseppe, della provincia di Ferrara, con alle spalle una sfilza di precedenti penali. In suo possesso aveva una patente contraffatta. Sul documento c’era la sua foto, ma le generalità erano quelle del cremonese. Dopo le opportune verifiche da parte della procura di Novara, da indagato, Giuseppe è diventato parte offesa.

“Il mio cliente vive nel terrore di essere arrestato”, ha commentato l’avvocato Gigliotti, parte civile per l’operaio di Cremona nel procedimento di Novara. “L’utilizzo dei propri dati sensibili da parte di terze persone ha compromesso la sua serenità e quella della sua famiglia”. “In plurime occasioni”, scrive il legale nell’atto di costituzione di parte civile, “il mio cliente ha dovuto assentarsi dal lavoro per recarsi nelle sedi di celebrazione dei procedimenti penali che lo vedono coinvolto ora come indagato, ora come persona offesa, oppure per recarsi presso le stazioni dei carabinieri competenti per territorio nella veste di persona informata sui fatti. Inoltre, in conseguenza dell’apertura di pratiche di finanziamento a proprio nome da parte del soggetto che ha utilizzato i suoi dati sensibili, il mio cliente è stato iscritto nel registro Cai (Centrale allarme interbancario), senza pertanto poter più fruire della possibilità di accedere a qualsiasi forma di finanziamento”. “Conseguenze dannose”, conclude l’avvocato, “riconducibili sia alla sua sfera patrimoniale che a quella morale”.

Sara Pizzorni 

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