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Cellulari e tumori. Il caso di
Ivrea non è il primo: sentenze
a Brescia e a Cremona

La sentenza di Ivrea che ha riconosciuto il nesso di causa tra uso improprio del cellulare e tumore al cervello non è la prima. Sullo stesso caso si erano già pronunciati i tribunali di Brescia e Cremona. La prima sentenza in assoluto risale al 22 dicembre del 2009, quando la corte d’appello di Brescia, presieduta dal giudice cremonese Antonella Nuovo, aveva riconosciuto a Innocente Marcolini, bresciano, ex dirigente aziendale, la malattia professionale e un grado di invalidità dell’80% in seguito ad un tumore benigno al nervo trigemino riconosciuto dai giudici come conseguenza dell’uso prolungato del telefono cellulare. Apparecchio che Marcolini, per la sua attività lavorativa, usava tutti i giorni e per diverse ore. In primo grado il giudice del lavoro aveva dato ragione all’Inail, controparte nella causa, negando la connessione tra l’uso del telefonino per scopi lavorativi e l’insorgere del tumore. La corte d’appello, invece, aveva accolto la tesi di Marcolini, così come aveva fatto tre anni dopo la corte di Cassazione, rendendo definitiva la sentenza.

Un precedente di questo genere c’era stato nel 2015 anche a Cremona, ma in quel caso il giudice del lavoro Giulia Di Marco non aveva riconosciuto al ricorrente il nesso di causalità tra l’uso del telefono e l’insorgenza di un tumore alla parotide. In quella causa era stato nominato come consulente Alessandro Polichetti, primo ricercatore del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni e fisica computazionale dell’Istituto superiore della Sanità. Nella causa cremonese, l’esperto si era detto in disaccordo su un possibile nesso causale cellulare tumore.

In un’intervista a ‘Il Giornale’, si è dichiarato contro la sentenza del tribunale di Ivrea. Secondo il ricercatore, “la comunità scientifica, con una produzione molto vasta sul pericolo delle onde elettromagnetiche, non ha mai dimostrato una relazione di causa effetto. Se ci fosse un’eventuale rischio, emergerebbe dalle analisi epidemiologiche nella popolazione. Invece, all’aumento dell’uso del telefonino non c’è stata una crescita di casi di glioma o di tumori benigni del nervo acustico”.

Sara Pizzorni

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