Cronaca

Medici con l'Africa, successo per l'incontro con il dottor Alberto Rigolli

Da quasi un anno è in Sierra Leone, dopo esperienze in altri paesi dell’africa sub-sahariana. Alberto Rigolli, ginecologo dell’ospedale Maggiore di Cremona, è responsabile del reparto di Maternità del Princess Christan Maternity Hospital di Freetown, la capitale del Paese. E’ laggiù per il Cuamm, l’organizzazione non governativa dei Medici con l’Africa, che ha sede a Padova e che è nata 65 anni fa.

Venerdì sera, in un incontro organizzato dall’azienda sociosanitaria territoriale di Cremona (Asst) e da Cuamm, e con la collaborazione dell’ordine dei medici e degli infermieri, ha raccontato la sua esperienza, dopo otto mesi laggiù (la settimana prossima ripartità). In sala Puerari, alla presenza di numerosi dipendenti dell’azienda sanitaria, insieme a lui anche il direttore di Cuamm don Sante Carraro e il giornalista Pietro Suber, autore di un reportage sull’ebola in Sierra Leone, girato nel 2015 durante l’epidemia (cessata all’inizio dell’anno scorso).

“Ogni mese muoiono 20 madri e 70 neonati – ha detto Rigolli -. E anche se la situazione è migliorata negli ultimi tempi, la situazione resta drammatica”. Rigolli denuncia inoltre la carenza di medici che scelgono la via dell’Africa e della cooprazione internazionale. “In Sierra Leone non ci sono medici specialisti come li intediamo noi. Ecco perchè l’intervento del Cuamm servirà oltre che per far fronte alle emergenze quotidiane anche ad occuparsi della formazione del personale in loco”.

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