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Il Sap contro il Viminale
'Nessun risparmio di spesa
nel chiudere polizia postale'

Il segretario del Sap Gianluca Epicoco

Nelle scorse settimane il ministero dell’Interno ha presentato il progetto di riorganizzazione territoriale dei presidi della polizia postale. Una riorganizzazione che prevede la soppressione della sezione di Cremona. Sull’argomento è intervenuto ancora una volta il Sap (Sindacato autonomo di polizia) di Cremona per mano del suo segretario, Gianluca Epicoco. Nella nota, il Sap prende in esame i punti che il Viminale ha detto di avere considerato per arrivare alle scelte degli uffici da salvare sul territorio, ovvero ‘…tenendo conto delle sedi di procure distrettuali, dislocazione territoriale degli uffici, indicazioni date dal partner (Poste Italiane) e della produttività’.

“Non pensavamo”, scrive il sindacato, “che la polizia di Stato fosse subordinata ad una società per azioni quotata in borsa. Vero che si tratta di servizi dove le infrastrutture sono pagate dalla società privata, così come avviene per le sottosezioni autostradali per la polizia stradale e per l’Ente ferroviario per la Polfer, ma crediamo che non siano queste società a dover certo decidere dove aprire o chiudere uffici di polizia.

Premettendo che sulla salvaguardia degli uffici sedi di procure distrettuali (in Lombardia Milano e Brescia) non è obiettabile in quanto pienamente logica, ci permettiamo di far notare le seguenti situazioni:

La dislocazione sul territorio. La polizia postale è a contrasto di reati che vengono consumati tramite l’uso di internet e quindi non è necessaria una presenza rapportata al territorio, bensì dovrebbe essere rapportata agli abitanti che vivono in quel territorio. Oggi internet è nella disponibilità di tutti, dalle pubbliche amministrazioni, alle aziende, ai singoli cittadini di ogni fascia di età e di cultura. Il pericolo di cadere vittime di reato deriva quindi semplicemente dall’uso di Internet e non dalla presenza di gruppi criminali sul territorio. Se ha un senso la presenza massiccia di forze dell’ordine in territori ad alto tasso di criminalità, questo non può valere per la polizia postale. La presenza della postale dovrebbe quindi, di logica, essere maggiore nelle aree con maggiore popolazione, perché si suppone che maggiore è il numero di abitanti e maggiore possano essere le persone che, usando internet, siano vittime di reato o comunque commettano reato.

La distribuzione delle sezioni sul territorio nazionale presentata nel progetto del Viminale, a tal punto, appare almeno lacunosa. Non vogliamo entrare nel merito delle sezioni che resteranno (ogni ufficio salvato è comunque una vittoria), ma di alcune mancanze abbastanza evidenti. Per il Lazio, ad esempio, il Ministero ha deciso di mantenere 4 uffici su 5 attualmente presenti: il Lazio ha una procura distrettuale e circa 6 milioni di abitanti. Possiamo quindi dire che ogni ufficio, mediamente, ha un bacino di utenza di circa 1.250.000 abitanti.
In Sardegna vengono mantenuti 3 uffici su 4: una procura distrettuale e 1.700.000 abitanti. Già la media di utenza si abbassa drasticamente e siamo intorno ai 600.000 abitanti per ufficio.
Analogo discorso può essere fatto per la Calabria (3 uffici salvi, con una media di circa 700.000 abitanti per ufficio), per la Liguria (3 uffici salvi con una media di circa 500.000 abitanti per ufficio), per la Toscana (3 uffici salvi con una media di circa 1.250.000 abitanti per ufficio) e per le altre regioni, grosso modo nella stessa condizione. La Campania ha due Procure Distrettuali e 3 uffici salvi, con un bacino di utenza, per le due Procure, di circa 6 milioni di abitanti.

L’anomalia, invece, emerge con la Lombardia, la regione più popolosa d’Italia, a maggior concentrazione di attività produttive e tra le più estese: oltre 10.000.000 di abitanti, 2 procure distrettuali, 9 uffici di specialità e (Milano, Brescia e Como)!! Ogni ufficio, quindi, avrà una media di circa 3.300.000 abitanti: il triplo di quelli del Lazio, quasi 7 volte maggiore di quelli liguri o calabri. C’è un motivo per questa anomalia? Di più: la procura distrettuale di Brescia, che ha sotto la sua giurisdizione le province di Bergamo, Cremona e Mantova, potrà avvalersi solo della sezione di Brescia. La procura di Brescia ha un bacino di utenza di circa 3.600.000 abitanti. E’ pensabile che un solo ufficio possa far fronte a tutte le richieste della procura?. Ecco la necessità di ristabilire un equilibrio in Lombardia, salvando almeno un ufficio in più (e perchè no, Cremona in particolare, vista la posizione geografica e la dipendenza dalla procura di Brescia).

La produttività, altro criterio individuato dal ministero dell’Interno. Qui appare subito evidente che la produttività non va vista negli ultimi anni, ma in un “range” più ampio per un semplice motivo: negli ultimi 3-5 anni il Viminale ha posto in essere un sistematico taglio agli organici degli uffici di specialità, non sostituendo il personale che andava in pensione o chiedeva di essere trasferito, con la conseguente perdita di organico e con drastico calo della produttività. Dire che un ufficio è poco produttivo e che quindi si sceglie di chiuderlo è fuorviante: occorrerebbe dire, almeno per onestà intellettuale, che ‘siccome l’ufficio è stato progressivamente svuotato nel corso degli anni, l’ufficio non può più essere produttivo e quindi lo chiudiamo’! E allora guardiamo i dati della produttività della sezione di Cremona dell’ultimo decennio. Perchè gli ultimi 10 anni? Semplice: gli ultimi 5 anni, con organico in continuo calo (ora sono rimasti solo 3 operatori), devono fare media con i precedenti 5 anni, con organico fermo a 7 unità, per riequilibrare la verità.

Dati della sezione di Cremona relativi al periodo 2007 / 2016
Denunce ricevute 2613
Indagati e arrestati 1580
Deleghe dell’A.G. 2449
Perquisizioni eseguite (quasi tutte per pedopornografia) 64
Operazioni sottocopertura per contrasto alla pedopornografia online 12
Denunciati per pedopornografia 163
Analisi informatiche per magistratura 70
Incontri scolastici e con la cittadinanza 231

“Come si può notare”, conclude la nota del Sap, “se si vuole parlare di produttività e di professionalità, questa a Cremona non è mai mancata. I numeri della sezione della postale di Cremona e la qualità delle attività sono sempre stati tra i più elevati delle sezioni d’Italia. Crediamo che tutte le istituzioni politiche nazionali, regionali e locali dovrebbero in maniera unanime difendere quello che da sempre è stato un fiore all’occhiello per la provincia di Cremona. Non c’è alcun risparmio di spesa nel chiudere la postale di Cremona, in quanto tutte le infrastrutture e i materiali non sono a carico del ministero dell’Interno se non gli stipendi del personale che saranno comunque erogati. Gli unici risultati saranno l’aumento esponenziale dei carichi di lavoro per Brescia e il venir meno di un servizio a disposizione della collettività cremonese. Non da oggi denunciamo questo e non da oggi chiediamo aiuto a tutte le istituzioni del territorio”.

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