Commenta

Affari e sesso nel manoscritto
'dei segreti': commerciante
accusato di tentata estorsione

L’avvocato Curatti

Un manoscritto ‘scottante’ è costato al suo scrittore un’accusa di tentata estorsione. Oggi il gup del tribunale di Brescia ha rinviato a giudizio Eugenio Galetti, 77 anni, originario di Pescarolo e da 18 anni residente a San Marino. Commerciante-scrittore, Galetti, oggi in pensione, vedovo, una figlia, è finito nei guai, denunciato dalla sua ex socia in affari. Lei, nata a Praga ma residente a Brescia, lo accusa di averla minacciata con un manoscritto intitolato ‘Mio vicino Gnutti’, dal contenuto “gravemente diffamatorio” nel quale ci sarebbero state “rivelazioni sulla vita privata e sulla condotta sessuale” della donna. In questo modo l’imputato avrebbe tentato di costringerla a versargli 50.000 euro, “non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla propria volontà”.

Galetti, comunque, non ci sta a passare per un estorsore. Si difende, dicendo che quella cifra gli era dovuta e spiega nei dettagli la sua storia. Commerciante di abbigliamento orientale (nella sua vita ha fatto tanti lavori, anche l’ambulante), importava dall’India delle tshirt e trattava con le più importanti ditte di abbigliamento italiane. Poi ha lavorato con i paesi dell’Est, in particolare la Repubblica Ceca. Aveva una società a Praga, “ma le persone con cui lavoravo”, ha spiegato, “non erano serie, così la società si è sciolta”. E’ qui che entra in scena la signora di Praga che risiede a Brescia. Doppia cittadinanza, italiana e ceca, sposata, due figli, vicina di casa di Emilio Gnutti, uno tra i finanzieri più conosciuti d’Italia. I due, grazie ad un contatto bresciano, si conoscono e cominciano a frequentarsi. A lui serviva una persona che l’accompagnasse nel suo lavoro e che facesse anche da interprete. Così la coppia diventa socia in affari e va d’amore e d’accordo per diversi anni. “Ai clienti”, ricorda Galetti, “lei amava dire di essere vicina di casa di Gnutti. Ecco il motivo del titolo del mio manoscritto”.

Poi però tutto precipita: discussioni, attriti, fino a quando lei lo estromette dalla società e, a detta dell’imputato, non gli restituirà più la sua parte di denaro. Quattro anni fa Galetti decise di scrivere ‘Mio vicino Gnutti’ (“erano già passati dieci anni dal nostro rapporto di lavoro”) e inviò una copia al marito di lei. Da parte della donna scattò la denuncia per tentata estorsione. Per l’accusa, lui le avrebbe chiesto denaro per non pubblicare il manoscritto. “Un anno e mezzo fa”, ricorda Galetti, “nella mia casa di San Marino entrarono agenti della polizia giudiziaria per farmi una perquisizione, ma non mi sequestrarono il computer, così ho potuto salvare una copia del manoscritto che ho consegnato al mio avvocato”. “Nel libro”, che l’autore definisce “pruriginoso”, “ho scritto tutta la verità sul nostro rapporto, sia lavorativo che privato”.

Un manoscfritto ‘incriminato’. Per i ‘segreti’ che contiene, il suo scrittore, al lavoro da un anno per ‘Sofia’, il suo terzo libro, e già autore de “La Cantina”, libro autobiografico, dovrà affrontare un processo che si aprirà il 13 marzo del 2018. Lo difende l’avvocato Luca Curatti. “Si tratta di una vicenda delicata”, ha commentato il legale, “vicenda che deve essere approfondita sotto diverse prospettive e interpretazioni. Io avevo chiesto sentenza di non luogo a procedere perchè il fatto non sussiste”.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Commenti