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Tennis, parlano i due commercialisti. Bruni: 'Accordi solo su due partite'

Nella foto, Francesco Giannone in aula
Manlio Bruni

Scommetteva regolarmente sulle partite di tennis, “ma i match truccati erano solo due, nessuno dei quali andati in porto”. E’ parte della testimonianza resa oggi in aula dall’ex commercialista di Beppe Signori, Manlio Bruni, nel processo sulle presunte combine nel mondo del tennis. Davanti al presidente del collegio Francesco Beraglia e ai giudici a latere Giulia Masci ed Elisa Mombelli, è stato sentito anche l’altro commercialista bolognese Francesco Giannone. Entrambi hanno già patteggiato la pena: Bruni un anno e dieci mesi, Giannone un anno e otto mesi di reclusione.

Nel procedimento sono tre gli imputati: i due tennisti azzurri Daniele Bracciali e Potito Starace e Roberto Goretti, direttore sportivo del Perugia Calcio. L’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, in particolare a manipolare una pluralità di partite di tennis di tornei prevalentemente internazionali.

Per la procura, le scommesse sul tennis si sarebbero svolte dalla fine del 2007 all’estate del 2011. L’inchiesta, nata da una costola del calcioscommesse, ha portato alla luce un giro di partite truccate anche a livello internazionale, toccando anche tornei di Parigi, Monaco di Baviera, Amburgo, Casablanca, Barcellona e Newport. Bruni avrebbe sfruttato la conoscenza con Bracciali che avrebbe poi assoldato il collega Starace.

“Per truccare le partite”, ha detto Bruni nella sua testimonianza, “ci volevano un sacco di condizioni”. Solo due, a detta del commercialista, “le partite per le quali c’era l’accordo”: nel 2009 a Monaco e nel 2011 a Barcellona, “ma poi non si è monetizzato niente perché a Monaco Starace non stava bene e si ritirò dopo il primo set, mentre per Barcellona Bracciali ci disse di aver convinto Starace a giocare con l’accordo di perdere, ma poi invece Starace si ritirò”.

“Facevo le scommesse con Bruni”, ha detto a sua volta l’altro teste, il commercialista Francesco Giannone, che ha parlato di due cene organizzate ad Arezzo alle quali erano presenti, oltre a lui e a Bruni, Goretti e Bracciali. “A quelle cene si parlava di gossip, nel senso che circolavano voci di tennisti disposti a truccare le partite. Avevamo chiesto a Bracciali di fornirci qualche nome, dicendogli che a seconda delle informazioni o delle partite gli sarebbe stata corrisposta una somma di denaro. I contatti, però, li ha sempre tenuti Bruni”.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 ottobre per gli ultimi testi dell’accusa.

Bracciali è assistito dai legali Filippo Cocco ed Alberto Amadio, Starace dall’avvocato Simone Maina e Goretti dall’avvocato Antonio De Rensis.

Parti civili sono il Coni, rappresentato dall’avvocato Guido Valori, la Federazione Italiana Tennis, con l’avvocato Virginia Comitini, e l’International Tennis Federation Limited, rappresentata dall’avvocato Remo Pannain. Parte offesa, la Tennis Integrity Unity, con l’avvocato Luca Genesi in sostituzione del collega Massimo Sterpi.

Sara Pizzorni

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