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L'Ascom: "Più che un esperto
di eventi serve un
urbanista che ripensi la città"

Dopo la nota di Confersecenti, ecco il rilancio dell’Ascom Cremona con un documento che indica le strade per rivedere la città. Servono strategie più complesse di un semplice esperto di eventi ci sono troppi nodi strutturali da rivedere. La nota, più che una risposta a Confesercenti sembra più un promemoria all’Amministrazione per uno sviluppo di Cremona (i “fuorisalone” delle esposizioni fieristiche, i problemi dei parcheggi, la pianificazione commerciale e molto altro).

“Chiedere un “esperto” sugli eventi e dimenticare i problemi veri di Cremona significa fermarsi a guardare il dito quando invece si indica la luna. Se si pensa ad un consulente (e se ci sono le risorse per pagarlo) si cerchi un urbanista o un city manager capace di risolvere i nodi strutturali che penalizzano il centro. Basta con teatrini inutili che non considerano le esigenze delle imprese e della città, dove la trama è dettata  da gelosie o dalla ricerca di un modo per  accreditarsi con le azienze più che da una analisi seria. L’animazione – anche quella promossa dalle associazioni, e in particolare da Botteghe e Confcommercio –  è comunque di qualità, ha una buon rapporto costi/benefici, insomma funziona. Ma da sola non risolve i problemi del centro (o meglio, promuove il commercio per la durata dell’evento o comunque per un periodo limitato). Dai Giovedì –  che grazie alle Botteghe hanno avuto una partecipazione straordinaria  – ne deriva una testimonianza chiara. Ma poichè non è sempre domenica ritengo che riflettere sul rilancio di Cremona imponga di studiare strategie che rendano la città più attraente e accessibile nel quotidiano. I dati che come Confcommercio abbiamo raccolto con il nostro sistema di monitoraggio dei passaggi pedonali in centro indicano un trend preoccupante degli accessi nei giorni  infrasettimanali. Occorre capire a fondo le ragioni di questa “disaffezione” che porta non solo i clienti (ma anche i marchi che hanno una rete distributiva) a migrare nei centri commerciali. La sfida per il rilancio della città, per essere traguardata con successo deve vedere l’impegno di tutti. Guardiamo non solo all’oggi (come sembra fare chi vorrebbe puntare principalmente sugli eventi) ma anche al futuro (il rilancio di Cremona) e interroghiamoci sulla posta in gioco (la crescita o il progressivo impoverimento del centro). Ecco perché in questo invito alla collaborazione tra pubblico e privato e al coinvolgimento di esperti mi pare che la priorità vada assolutamente accordata a progetti che rafforzino gli “attrattori” per il centro, che puntano sulla pianificazione commerciale (con un riequilibrio tra le forme distributive), che sappiano mirare ad un riuso consapevole degli spazi “vuoti”, che rileggano – con attenzione a tutti i city user – i piani della sosta e del traffico (includendo una riflessione su Ztl e aree pedonali), che migliorino i servizi e il trasporto pubblico. Tante sono le questioni aperte (e di tale portata) che non credo si possa mettere come priorità il miglioramento degli eventi. Un simile approccio ha – uso un eufemismo –  una prospettiva limitata. Anche perché oltre alla pianificazione delle manifestazioni servono poi le risorse per realizzarle (e di questi tempi se ne riescono a reperire comunque poche). Più opportuno sarebbe invece pensare al rilancio turistico e ad un settore che, senza dubbio, può dare un contributo più forte allo sviluppo di Cremona. Così come occorre rendere più solido il rapporto con la Fiera, chiamata – anche attraverso progetto dello stile del “fuori salone”, come avviene a Milano – ad una nuova centralità. Una evoluzione dettata anche dalle nuove dinamiche economiche e territoriali (gli accordi tra i poli espositivi lombardi o i nuovi assetti delle Camere di Commercio). Questo, almeno, se non ci accontentiamo – dal momento che si parla di Natale e luminarie – di un rilancio che (come tutte le festività) “l’Epifania si porta via”.

Ascom Cremona

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