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Pedofilia: per l'ex don Inzoli
oggi pomeriggio a Brescia
si discute l'appello

Alle 15 di oggi pomeriggio a Brescia la corte d’appello discuterà il caso dell’ex don Mauro Inzoli, 67 anni, il carismatico capo di CL condannato il 29 giugno del 2016 dal gup di Cremona Letizia Platè a 4 anni e 9 mesi di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità. Ridotto il 20 maggio scorso con sentenza definitiva allo stato laicale da Papa Francesco, Inzoli, difeso dagli avvocati Nerio Diodà e Corrado Limentani, del foro di Milano, sarà processato con il rito abbreviato, che concede lo sconto di un terzo della pena. La corte deciderà se confermargli o se ridurgli la pena di primo grado. Difficile la terza opzione, quella dell’assoluzione, visto che l’ex prelato è reo confesso. Nel conteggio della pena di primo grado era stato tenuto conto anche del risarcimento alle due parti civili e ad altre tre parti offese. A ciascuno dei cinque minori, il religioso aveva riconosciuto una somma di 25mila euro. Inzoli doveva rispondere di otto episodi di violenza sessuale commessi sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove CL portava i minori durante le vacanze estive. I fatti sarebbero accaduti tra il 2004 e il 2008. Tra le persone offese, un ragazzino all’epoca di soli 12 anni e un altro di 13. Sono gli episodi più gravi in quanto commessi ai danni di minori di 14 anni. Le altre vittime avevano tra i 14 e i 16 anni. Contestato l’abuso di autorità in quanto nei periodi dei presunti abusi Inzoli ricopriva i ruoli di rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca. Da parte dell’ex prete ci sarebbero stati baci, carezze, abbracci, toccamenti nelle parti intime e masturbazioni. “Negli anni”, scriveva il gup Letizia Platè nelle venti pagine di motivazione della condanna di primo grado, “don Inzoli ha approfittato con spregiudicatezza della propria posizione di forza e prestigio per ottenere soddisfazione sessuale, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso, così confondendo ulteriormente i giovani”.

Sara Pizzorni

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