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Cremonese-Paganese 2010
Chi 'drogò' i giocatori? Per la
difesa, non fu Marco Paoloni

Nella foto, Paoloni con l'avvocato Luca Curatti

Nuova udienza del processo sul calcio scommesse che si celebra in tribunale davanti al collegio composto dal presidente Maria Stella Leone e dai giudici a latere Giulia Masci ed Elisa Mombelli. La maggior parte del procedimento è stata spostata a Bologna, mentre a Cremona è rimasto il terzo gruppo accusato di associazione a delinquere finalizzata a truccare le partite. A Cremona resta anche la parte relativa a Marco Paoloni, l’ex portiere di Cremonese e Benevento accusato di frode sportiva e di aver ‘drogato’ i suoi ex compagni di squadra. Il più grave reato di cui Paoloni, difeso dall’avvocato Luca Curatti, deve rispondere, è proprio quello di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari per aver sciolto l’ansiolitico Minias nelle bottigliette d’acqua dei suoi compagni durante l’intervallo di Cremonese-Paganese del 14 novembre del 2010 per alterarne il risultato (la partita finì 2 a 0 per i grigiorossi).

“Alla luce di una rilettura attenta delle trascrizioni”, ha commentato l’avvocato Curatti a margine dell’udienza, “e stante il tempo trascorso dai fatti, certe sfumature, certi accenni e certe frasi lasciate cadere a metà tra i vari interlocutori come Pirani, Erodiani e lo stesso Paoloni, mi fanno pensare e fanno comunque emergere il sospetto della presenza e delle responsabilità di altri protagonisti, anche noti, di questo processo, con riferimento alla partita Cremonese-Paganese e alla somministrazione del sonnifero asseritamente identificato come Minias”. Per il momento il legale non ha voluto andare oltre: “Ne parleremo diffusamente quando sarà il momento dell’arringa e dell’analisi precisa dei fatti”.

Tra i protagonisti noti e presenti al momento dei fatti c’è anche uno dei pentiti dell’inchiesta: Carlo Gervasoni, ex giocatore di Legnano, Como, Mantova e Cremona, che nel 2013 aveva patteggiato un anno e 10 mesi di reclusione, pena sospesa. Nella partita Cremonese-Paganese, anche lui, come i suoi compagni grigiorossi, era finito avvelenato dal Minias sciolto nelle borracce, e tornando a casa era pure andato a schiantarsi in auto. Ma nelle carte c’è il sospetto che sia stata tutta una messa in scena. Nell’ordinanza dell’allora gip Guido Salvini si legge: “Gervasoni è formalmente persona offesa con riferimento al noto episodio dell’’avvelenamento’ della squadra della Cremonese in occasione dell’incontro con la Paganese, oggetto di manipolazione da parte dello stesso Paoloni di Erodiani e Pirani. Anzi, il soggetto è stato addirittura coinvolto in un incidente stradale apparentemente determinato dal suo stato alterato. In realtà vi sono molti elementi che fanno ritenere che l’incidente in questione sia una messa in scena di Gervasoni già coinvolto nell’attività illecita di manipolazione delle partite con Paoloni, probabilmente per prendere le distanze da quanto emerso”. Passaggio che più avanti prosegue: “Ben può ipotizzarsi infatti che, ad esempio, Carlo Gervasoni, in occasione della partita Cremonese–Paganese abbia ingerito volontariamente il liquido in cui si trovava la sostanza psicoattiva, e cioè il Minias, magari in un momento successivo rispetto agli altri giocatori o alla partita, in modo tale da precostituirsi un alibi, avvalorato dall’incidente stradale, qualora gli accertamenti sia interni alla squadra sia della Polizia giudiziaria fossero stati particolarmente approfonditi e lo avessere messo a rischio anche in ragione del suo stretto rapporto di amicizia con Paoloni”.

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 13 febbraio con la testimonianza di Marco Garofalo, funzionario dello Sco della polizia di Stato, che ripercorrerà tutte le fasi di questa lunga indagine.

Oggi, intanto, è stato sentito Alessio Issa, di Brescia, il perito del tribunale incaricato di trascrivere le intercettazioni. “Le conversazioni sono state esaminate e trascritte, tutte in lingua italiana”, ha riferito il perito, che invece per le espressioni dialettali siciliane si è avvalso dell’aiuto di un ausiliario nativo di Messina. Nessun problema, secondo Issa, nemmeno con i criteri di identificazione delle persone: “In ogni conversazione era citato o il nome o il cognome, e quando non c’era riconoscevo le voci”.

Nel corso dell’udienza del 7 novembre, saltata per un impegno del presidente del collegio, uno degli legali della difesa, l’avvocato Felice Antonio Di Bartolo, arrivato a Cremona da Messina, si era lamentato di non essere stato avvertito per tempo. Il legale, inoltre, si era lamentato di non aver neppure potuto visionare il fascicolo del processo “perché in cancelleria i fascicoli sono visibili fino ad una settimana prima dell’udienza, e per di più in questo caso in cancelleria mi hanno detto che il fascicolo non c’era ”. Oggi in udienza Di Bartolo era assente, ma il giudice Maria Stella Leone, presidente del collegio, venuta a conoscenza dell’accaduto, ha ritenuto doveroso spiegare, dicendosi dispiaciuta per quanto successo. Il giudice ha detto di aver partecipato ad un corso fuori città che tra l’altro era stato organizzato “tra capo e collo”, e ha comunque puntualizzato che “il fascicolo è sempre stato in cancelleria e che è a disposizione”. Sempre nella scorsa udienza, Di Bartolo aveva anche chiesto che fosse riattivato il portale del giudice Pierpaolo Beluzzi, “un metodo che ci consentiva di visionare gli atti a distanza e di essere presenti senza spostarsi dal proprio studio almeno per le udienze di passaggio”. Ma su questo punto il giudice Leone ha chiarito: “Non abbiamo la piattaforma Digit che è di competenza dell’ufficio gip”.

Sara Pizzorni

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