2 Commenti

Investì ciclista per errore:
per accusa tentato omicidio.
Difesa: 'Fu un tragico incidente'

Foto Sessa

L’avvocato Tabaglio

Ennesimo rinvio per l’udienza preliminare a carico di M.B, 51enne, di Cremona, l’uomo che il 2 settembre del 2016 in via Bergamo investì con la sua auto un 57enne cremonese in bici. L’accusa è quella di tentato omicidio, oltre a fuga, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Il giudice Mombelli ha infatti deciso, dopo aver respinto la richiesta della difesa di una perizia tecnica sull’incidente, di rinviare il procedimento al 15 marzo.

Il 51enne è assistito dagli avvocati Massimo Tabaglio ed Alessio Romanelli, mentre il ciclista, che è ancora in condizioni gravi, è rappresentato dall’avvocato Luca Curatti.

Secondo l’accusa l’uomo è colpevole di tentato omicidio perché, come recita il capo di imputazione, “alla guida della propria Fiat Punto, dopo aver raggiunto Matarazzo Giuseppe, che stava percorrendo a bordo della propria bicicletta via Bergamo, affiancandolo e stringendolo verso destra, rispetto al loro senso di marcia, sospingendolo contro un veicolo in sosta sino a farlo cadere rovinosamente a terra cagionandogli lesioni gravissime (stato vegetativo in recente trauma cranico, frattura frontale-orbitaria destra, occipitale sinistra, edema cerebrale stato di coma), compiva atti idonei in modo non equivoco a provocarne la morte, non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla sua volontà, ovvero per l’intervento tempestivo del personale sanitario”.

“Per noi è stato importante oggi costituirci parte civile e chiamare in causa la compagnia assicurativa che è responsabile civile, la Sara Assicurazioni” commenta l’avvocato Curatti. “Vogliamo che si faccia giustizia per quanto accaduto e si ragioni su un risarcimeto alla persona offesa, con la premessa che nessun risarcimento sarà mai sufficiente per colmare il danno subito”.

La tesi della difesa, sostenuta dagli avvocati Massimo Tabaglio e Alessio Romanelli, è invece quella di un reato ben diverso dal tentato omicidio: “Non vi è stato nessun dolo in questa vicenda, si è trattato solo di un tragico incidente” spiegano i legali, secondo cui il reato è semplicemente quello di lesioni colpose causate da un incidente stradale assolutamente fortuito.

Secondo quanto riportato nella memoria difensiva, “non vi è alcuna certezza in merito alla reale dinamica dell’incidente”, che appare “compatibile con una manovra imprudente da parte dell’imputato” e” mancano le prove” che egli “abbia accelerato per raggiungere la persona offesa”.

Per la difesa è inoltre impossibile che l’uomo abbia inseguito il ciclista con la netta volontà di fargli del male, “in quanto si trattava di un ciclista diverso da quello con cui aveva litigato” spiegano gli avvocati. “Erano addirittura vestiti in modo diverso: il primo con maglia rossa e pantaloni neri, la vittima con maglia verde e pantaloni bianchi”. In conclusione, quindi, “si è trattato di un incontro casuale” e quindi “incompatibile con l’intento omicidiario”.

L’avvocato Romanelli

La lite con il ciclista, che non è mai stato identificato, nè si è mai presentato spontaneamente, nonostante gli appelli, scoppiò nel pomeriggio di quel 2 settembre per motivi di viabilità in piazza Risorgimento. Successivamente l’automobilista si mise all’inseguimento del ciclista, investendolo in via Bergamo.

Ma non si trattava della stessa persona. E’ emerso dalla visione delle immagini delle telecamere. Il protagonista della lite e l’uomo investito indossavano due magliette di colore diverso. Diversi anche il colore e il modello della bicicletta.

L’avvocato Curatti

Quel pomeriggio in piazza Risorgimento automobilista e ciclista discussero animatamente perché il ciclista era passato con il rosso. Al culmine della lite, il ciclista, con un gesto di rabbia, scaraventò la propria bici contro il parabrezza della macchina, poi riprese la sua bici e ripartì alla volta di via Bergamo. L’automobilista, furioso, risalì sulla propria vettura e si lanciò all’inseguimento del velocipede. Il ciclista, quello sbagliato, fu intercettato in via Bergamo, all’altezza del locale La Fabbrica di Pedavena, dove per l’accusa sarebbe stato deliberatamente travolto, e mandato a schiantarsi contro un’auto parcheggiata. Dopodichè l’automobilista era fuggito a tutta velocità.

Grazie alle diverse testimonianze e al numero di targa, il pirata della strada fu rintracciato dopo un’ora e mezza e sentito al comando della municipale. Nel sangue aveva un tasso alcolemico pari al doppio di quello consentito dalla legge. Da chiarire se aveva bevuto prima o dopo i fatti.

lb

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti
  • Simone

    A prescindere che l’automobilista non era intento a inseguire il ciclista equivocandolo (come afferma la difesa), gia il fatto di essere ubriaco al momento del presunto incidente, di aver eseguito una manovra pericolosa mandando a schiantare il poveraccio contro l’altra vettura parcheggiata e, non meno importante, non essersi fermato a prestare soccorso, imputa in se il fatto di essere colpevole di tentato omicidio. Visto che il ciclista ancora non si riprende non mi sembra che bisogna andarci leggeri con la pena

  • Maurizio Catalano

    Ma quale errore é solo un criminale in libertá spero abbia una punizione esemplare e risarcisca con tutti I suoi beni a quella povera famiglia che ha distrutto.