Un commento

Droga nello zaino: il 19enne
condannato a 1 anno e 4 mesi
Revocata ultima misura, libero

Il 19enne cremonese convinto ad autodenunciarsi dai suoi genitori dopo che nel suo zaino era stata trovata marijuana è stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione. Il giudice Elisa Mombelli ha scelto di condannarlo al minimo della pena, ritenendo che “possa essere valorizzato il comportamento assunto in origine dall’imputato e dai genitori”. Il ragazzo, difeso dagli avvocati Marco Bencivenga e Cristina Pugnoli, è stato processato con il rito abbreviato chiesto dalla difesa dopo un tentativo di patteggiamento non andato a buon fine in quanto la procura chiedeva una pena più alta. Rigettata, invece, dal giudice la richiesta di messa alla prova: il principio attivo dello stupefacente era tale da non poter concedere una riqualificazione del reato. Alla fine è stato concesso il rito abbreviato: il pm aveva chiesto una pena di due anni e 3.450 euro di multa, ma il giudice alla fine ha optato per il minimo della pena. Al 19enne è stata revocata la misura dell’obbligo di firma. E’ libero e dopo il processo è tornato a casa con i suoi genitori e con la sorella.

Era stata proprio la sua famiglia, il 15 dicembre scorso, a scoprire nel suo zaino 115 bustine di plastica per 187 grammi di marijuana, 300 euro in contanti, un bilancino e un’agendina con appunti relativi ad una presunta attività di spaccio. Da qui la coraggiosa decisione di chiamare i carabinieri e di consegnare il figlio alla giustizia, spingendolo ad autodenunciarsi. Una decisione presa non certo a cuor leggero, ma solo ed esclusivamente per amore e per il bene del ragazzo che si è detto pentito e pronto a riparare. Il 19enne era stato arrestato e messo prima ai domiciliari e poi con l’obbligo di firma. La droga era stata pesata senza le bustine e l’avvocato Bencivenga si era accorto che in realtà i grammi non erano 187, ma 110. Il legale aveva quindi chiesto di riqualificare il reato in “fatto di lieve entità”, punito meno severamente rispetto al quinto comma dell’articolo 73, e la concessione dell’istituto di messa alla prova per svolgere lavori di pubblica utilità. L’udienza era stata rinviata ad oggi, quando poi si è scelto di processare l’imputato con il rito abbreviato.

Sara Pizzorni 

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Commenti
  • Mirko

    E come ripeto, sono i giudici il male italiano,perché interpretato la legge a loro modo e a loro piacimento…..bravi siete grandi