Un commento

Folla, striscioni, bandiere
e cori al funerale
di Emiliano Mondonico

Fotoservizio Francesco Sessa

AGGIORNAMENTO – La chiesa parrocchiale di  Santa Maria e San Sigismondo di Rivolta d’Adda ha cominciato a riempirsi dal primo mattino. Davanti alla chiesa le corone di fiori di Atlanta, Juventus, Albinoleffe, Torino di Gianluigi Lentini, di club a lui intitolati. Tanti sportivi, le rappresentanze delle sue squadre, i tifosi con le sciarpe, tanta gente comune riunita per porgere l’ultimo saluto ad Emiliano Mondonico, ex giocatore e allenatore della Cremonese e di tanti club di serie A, scomparso all’età di 71 anni dopo una lunga malattia.

Sul piazzale un grande striscione nerazzurro “Grazie di tutto Emiliano nel cuore di tutti noi” ed uno granata “Grazie Mondo per averci fatto volare in un sogno, i tuoi Ultras”. Arrivano in chiesa tra i primi Pulici e Sala, il presidente Cairo, il dg Antonio Comi, Silvano Benedetti ex giocatore del suo Toro, il club manager della Fiorentina, Giancarlo Antognoni, e diversi ex calciatori, come Filippo Inzaghi, Gianluigi Lentini e Angelo Carbone. C’erano anche tanti ex grigiorossi, Luciano Cesini, Montorfano, Garzilli, Rizzardi, Giancarlo Finardi con cui era legato da una profonda amicizia, Giacomo Randazzo, che lo aveva seguito anche a Cremona e naturalmente la Cremonese di oggi presente con il presidente Rossi, il vicepresidente Ferraroni, i consiglieri di amministrazione Benedini e Carletti, i responsabili del settore giovanile Bonavita e Ghio e le squadre Under 16 e Under 17 con gli allenatori Lucchini e Danelli e i dirigenti.

Applausi e cori dei tifosi all’ingresso del feretro nella chiesa gremita. La bara chiara decorata con un cuscino di ortensie, gli sguardi commossi per una funzione funebre del Sabato Santo, senza l’eucarestia ma non per questo meno intensa. Le esequie sono state officiate da Don Dennis Feudatari che ha ricordato l’ultimo suo incontro con Emiliano, pochi giorni fa, “è dura” gli aveva confidato negli ultimi istanti della sua vita terrena. Don Dennis ha raccontato Emiliano come un uomo che è andato oltre al ruolo di calciatore e allenatore, con la capacità di trovare altri luoghi e altre persone, altre circostanze con cui confrontarsi.

Ha ricordato quello che è stato per la comunità, i mercoledì sui campi di calcio dell’oratorio con la comunità ‘L’approdo’, dove aiutava i tossicodipendenti a liberarsi da alcol, droga e gioco d’azzardo attraverso il calcio. “Ha voluto bene al prossimo – ha proseguito Don Dennis – e lo ha servito con i doni che il Signore gli ha dato. Adesso è stato lui ad essere convocato in un campo da gioco diverso, così come lui faceva con i suoi giocatori”. Poi l’intervento del dottor Cerizza, responsabile del servizio di delle Dipendenze con cui collaborava con un commosso ricordo di quando gli offrì il suo aiuto.

Il funerale si è concluso sulle note di ‘Io vagabondo’ intonate dal cantante dei Nomadi Massimo Vecchi, accompagnato da Cico Falzone alla Chitarra e Daniele Campani, mentre all’esterno sventolavano grandi bandiere granata e nerazzurre. Poi l’uscita tra fumogeni, cori e il calore della gente. “Emiliano alzaci la sedia” l’ultima immagine di un allenatore che ha saputo appassionare ed emozionare il calcio italiano.

Cristina Coppola

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  • MENCIA

    onore al Mondo