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Il 2 e il 3 maggio sciopero
degli avvocati per la riforma
dell’ordinamento penitenziario

Avvocati penalisti nuovamente in sciopero il 2 e il 3 maggio per protesta contro la mancata attuazione della riforma penitenziaria. L’astensione, che segue quella analoga del 13 e 14 marzo scorsi, è stata decisa dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali (UCPI) con delibera del 12 aprile.

Ecco il testo inviato dalla Camera Penale della Lombardia Orientale, di cui fa parte la Camera Penale di Cremona e Crema “Sandro Bocchi”:

‘Cosa non è la riforma penitenziaria:

In questo momento di stallo della politica, c’è un percorso che deve essere concluso e ci sono le condizioni perché ciò avvenga, basta volerlo: la riforma penitenziaria deve essere approvata. Quando i temi sono tecnici solitamente si cerca di semplificare le definizioni perché tutti possano capire. In questo caso pensiamo sia importante spiegare, prima di tutto, di cosa non parliamo quando parliamo di riforma penitenziaria.
La riforma penitenziaria non è un regalo ai delinquenti, tantomeno ai più pericolosi: mafiosi e terroristi ne sono espressamente esclusi. La riforma non contiene solo buoni principi e parole ispirate: non c’è alcun “buonismo” né indulgenza cieca.
La riforma non fa sconti: non è un indulto, non è un’amnistia, non cancella i reati o le pene.
La riforma non è una legge “svuotacarceri”, non porterà “meno galera per tutti”, non renderà l’Italia un paese meno sicuro.
La riforma dà all’articolo 27 della Costituzione migliore attuazione di quella che si è avuta finora: aumenta la possibilità di una effettiva rieducazione di chi ha commesso reati, perché non ne commetta altri in futuro. Lo fa, tra l’altro, attraverso il rafforzamento delle misure alternative, che non sono carcere ma sono comunque esecuzione di una pena, con severi vincoli e controlli; lo fa consentendo al Magistrato di sorveglianza una valutazione approfondita della persona e del suo percorso, senza automatiche preclusioni basate sul tipo di reato; lo fa tenendo sempre ben presente la sicurezza dei cittadini, che è molto più
garantita se chi è stato in carcere ne può uscire in modo dignitoso, avendo maturato responsabilmente la volontà di rispettare le regole per non tornarci più.
La riforma penitenziaria non ha bandiera, non ha colore, non sta “dalla parte” di nessuno, se non da quella dei cittadini. Il Parlamento, che li rappresenta, ha delegato il Governo ad attuarla e un disegno di decreto è pronto per la definitiva approvazione ma deve essere inviato al parere delle commissioni speciali che già si stanno occupando di altri provvedimenti.
Chiediamo che la riforma venga finalmente capita per ciò che non è, e considerata da tutte le forze politiche per ciò che è: una vera priorità per il Paese’.

Il Direttivo della Camera Penale della Lombardia Orientale

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