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Festa del Beato Enrico
Rebuschini a San Camillo:
folla di fedeli e autorità

Un profondo spirito di servizio dell’uomo verso l’altro uomo, il malato, il bisognoso, gli infermi, dove la vita è al centro di ogni azione: questo il messaggio emerso durante la solenne celebrazione Eucaristica della Festa del Beato Enrico Rebuschini, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni presso la casa di cura S. Camillo in Via Mantova.

Presenti, tra gli altri, il superiore provinciale delle attività sanitarie e assistenziali della Provincia Nord Italiana dei Camilliani, padre Bruno Nespoli, e padre Virginio Bebber, direttore della casa di cura, il personale medico e sanitario della struttura, le autorità (tra cui l’on. Luciano Pizzetti, il presidente della Provincia di Cremona Davide Viola, la presidente del Consiglio comunale Simona Pasquali, l’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia, l’Opera Nazionale Caduti Senza Croce, l’Istituto del nastro Azzuro Sezione di Cremona e tantissimi fedeli.

Nella sua omelia il Vescovo ha volto un pensiero tragedia che ha scosso l’intera società ed opinione pubblica, quella del “piccolo Alfie” e al valore della vita al centro di ogni azione umana. Ricordando la figura del Beato Rebuschini, il Vescovo ha evidenziato la sua personalità e le grandi doti e spirito di servizio che lo animavano, quel dedicarsi al prossimo di chi accetta le sfide anche quando sono traumatiche, non lasciando nessuno nella solitudine e dolore. “Quel di più” che anima l’amore verso il prossimo e di bisognosi.

Padre Bebber ha invece ricordato lo spirito di servizio dei Camilliani, che hanno dedicato e dicano la propria vita ai malati e sofferenti. La Casa di Cura S. Camillo è quindi “locanda del buon sammaritano”.

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