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Violenza contro
le donne: in arrivo una
app per chiedere aiuto

Una ‘app’ antiviolenza, che permetterà alle donne di trovare in tempo reale il centro antiviolenza più vicino a loro, dove poter ricevere un aiuto immediato. Questo il progetto lanciato nella mattinata di martedì da Regione Lombardia. L’applicazione, al momento ancora in fase di progettazione, sarà collegata al sito regionale www.nonseidasola.regione.lombardia.it, sarà georeferenziata e permetterà di individuare il Centro Anti Violenza più vicino.

L’assessore regionale alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità Silvia Piani, ha anche illustrato gli ultimi dati sul tema della violenza: nel primo trimestre di quest’anno sono state 7.213 le richieste d’aiuto lanciate da parte di donne maltrattate che vivono in Lombardia e raccolte dall’Osservatorio Regionale Antiviolenza (Ora).

Il dato è decisamente aumentato rispetto a quello dell’intero 2017, in cui furono 5.892, di cui 288 per violenza sessuale. I contorni del fenomeno, sono in emersione grazie all’impegno della Regione che nella passata legislatura ha destinato a sostegno delle reti anti violenza 18 milioni di euro. Una cifra che ha permesso di aumentare il numero dei centri da 21 a 49, passando da una copertura del 37% del territorio sino all’attuale 98,4%.

Negli ultimi tre anni sono stati investiti 735.200 euro per l’attivazione di percorsi formativi che hanno interessato oltre duemila persone, fra cui agenti di polizia locale, medici, avvocati, assistenti sociali, operatori delle case rifugio. Questi gli elementi emersi nella conferenza stampa tenuta dall’ assessore regionale alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità Silvia Piani, a conclusione della seconda edizione milanese del corso di Formazione sulla violenza di genere per le Forze dell’Ordine sostenuto da Regione Lombardia.

Per quello che riguarda il dettaglio dei dati raccolti da Ora, sono state fornite alcune anticipazioni del rapporto 2017, da cui risulta che la maggior parte dei contatti con gli operatori dei Centri Antiviolenza avviene tramite telefono o messaggio sms (77,1% dei casi). Solo il 14,9% fa seguito a un accesso diretto in sede. C’è, poi, un 9,4% che vi arriva attraverso i servizi di sostegno o una rete amicale/famigliare.

Le donne prese in carico dai Centri lo scorso anno sono state 1.353, oltre a 282 vittime di violenze sessuali. Il picco più elevato per fascia d’età ha interessato le 35-44enni, con il 32,5% dei casi, seguite dalle 25-34enni con il 24% e dalle 45-51enni con il 20,6%. Per le violenze sessuali il valore più elevato si registra tra i 18 e i 24 anni, con il 30,6% dei casi, seguito dalla fascia 25-34 anni con il 23,8% e dalle ragazze sino ai 17 anni con il 23,5%.

“Tante donne che si rivolgono ai centri sono spesso dipendenti da chi perpetra nei loro confronti violenza” ha detto l’assessore. “Circa il 30% sono disoccupate, a queste si aggiunge un 6% di casalinghe. Quasi il 73,8% subiscono violenza psicologica, il 70,5% fisica. Molte hanno figli minori. La vera sfida nella sfida è la tutela di questi ragazzini. Infine è importante ricordare che i percorsi di fuoriuscita dalla violenza si sono conclusi nel 2017 con l’allontanamento dal maltrattante nel 67,2%, con l’autonomia abitativa delle vittime nel 54,1% e con quella economica nel 61,7%”.

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