Cronaca
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A Cremona buona scolarità, ma arranca l'occupazione giovanile

Una provincia tra luci e ombre quella fotografata dal primo rapporto Istat sugli indicatori del benessere delle 110 province italiane. Cremona spicca positivamente su certi temi, come quello dell’istruzione, mentre presenta criticità nell’ambito dell’occupazione giovanile, del benessere economico e della salute. Gli indicatori analizzati dall’Istat, 61 in totale, sono lo specchio di un territorio che deve ancora uscire dal pantano della crisi ma che comunque non si è fermato.

Nell’ambito del’istruzione, il nostro territorio si trova ben piazzato rispetto alle altre province lombarde: sebbene sia in calo la partecipazione dei bambini alla scuola per l’infanzia, passata dal 95,8% al 91,8% (dato 2016) in nove anni, cresce invece il numero dei diplomati, che sono il 64,6% (mentre nel 2004 erano il 46,5%), con uno dei dati più elevati della Regione, dopo Milano, Pavia, Monza Brianza e Lodi. Aumentano anche i laureati, che sono il 25,6% della popolazione (contro i 12,9% di 12 anni fa).

Molto positivo anche il dato sui neet, ossia quei giovani che non lavorano e non studiano: l’andamento è stato infatti crescente dal 2004 al 2013, quando aveva toccato il picco del 21,8%, mentre poi ha iniziato a calare, arrivando al 13,5% del 2016: in quest’anno Cremona è risultata essere la provincia con il tasso più basso di tutta la Lombardia, nonché decisamente inferiore alle medie regionale e nazionale.

Situazione in chiaroscuso in ambito lavorativo: sebbene il tasso di occupazione, dopo aver visto un pesante calo, stia tornato a valori simili al 2004, con il 69%, permane l’emergenza dell’occupazione giovanile (15-29 anni), passata dl 55% del 2004 al 41,1% del 2016.

Anche sul tema del benessere economico la situazione presenta luci e ombre: il reddito medio disponibile per famiglia (i cui dati si fermano comunque al 2012) risulta in calo: dai 44.500 euro del 2007 ai 40.500 del 2012. Ciò nonostante, il reddito medio da lavoro dipendente risulta incrementato: dai 20.516 euro del 2009 ai 23.097 del 2016.

Il comparto della salute fotografa una provincia tutt’altro che in forma, in quanto esaminando i principali indicatori risulta essere una di quelle meno sane.

La speranza di vita è cresciuta, passando da una media di 79,9 anni del 2004 agli 82,1 del 2016, ma a Cremona rimane comunque tra provincie peggiori della regione in questo senso (insieme a Lodi con 82 anni).

Preoccupante anche il dato della mortalità infantile, che nel 2014 (ultimo dato disponibile) si attesta a 5,1 decessi ogni mille bambini nati vivi: il dato peggiore della Lombardia, nonché un numero decisamente superore alle media nazionale (pari a 2,8) e a quella della Lombardia (pari a 2,9). Un dato che era alto tra il 2004 e il 2007, poi era calanto fino al 2013 (2,8), fino a subire l’impennata del 2014.

Negativo anche il dato sulla mortalità per tumore, che sebbene negli anni sia calata (l’ultimo dato risale al 2014 ed è pari a 9,6 morti per 10mila residenti contro i 12,7 del 2004), rimane una delle più alte della regione a parimerito con Sondrio, superati solo da Pavia (10,1).

 

 

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