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Colpo a Crema, uno dei
banditi al gip: 'Non sapevo
di dover fare una rapina'

“Sono stato coinvolto in questa vicenda, ma non immaginavo che di mezzo ci fosse una rapina”. Così si è giustificato davanti al giudice Letizia Platè, Vincenzo Mori, siciliano residente nell’hinterland milanese, uno dei due uomini arrestati ieri a Castelleone dopo aver messo a segno una rapina a mano armata in tangenziale a Crema ai danni di un addetto alla riscossione degli incassi delle sale slot. Insieme a Mori è stato interrogato anche il complice, Antonio Vecchio, un conoscente di Mori, anche lui siciliano e anche lui residente nel milanese. Un terzo complice è ancora in fuga, ma gli inquirenti sono alla caccia di altre due persone, un uomo e una donna.

Al giudice, Mori, assistito dall’avvocato Santo Maugeri, ha raccontato di aver ricevuto la telefonata di una persona che gli ha proposto un lavoro. “Il mio cliente”, ha spiegato il legale, “ha avuto dei precedenti con la giustizia, ma ora è un uomo totalmente cambiato. Ha un lavoro a tempo indeterminato, e una famiglia con la quale sarebbe dovuto partire per le vacanze”. Quel lavoro, insomma, Mori non lo voleva fare, e lo ha ‘passato’ al suo conoscente Antonio Vecchio. Alla fine, però, Mori ha ceduto alle insistenze dell’amico di accompagnarlo. I due, a bordo della Panda di Vecchio si sono quindi recati all’appuntamento che avevano a Crema ad una stazione di servizio.

Qui hanno trovato altre persone: l’altro uomo che poi è sfuggito alla cattura, un altro uomo e una donna proprietaria della Toyota Yaris utilizzata per la rapina. “Lui su quell’auto non ci voleva salire”, ha raccontato l’avvocato Maugeri, “ma poi è stato trascinato”. Gli altri sono montati sulla Panda e sono andati via, mentre Mori, Vecchio e il complice fuggito sono saliti sulla Yaris. Alla stazione di servizio c’era anche il mezzo  dell’addetto alla riscossione degli incassi delle sale slot. L’uomo è stato fermato, minacciato con una pistola e rapinato di 7 mila euro. Una volta messa a segno la rapina, i tre sono fuggiti tallonati poi dai carabinieri fino a Castelleone, dove la macchina è stata abbandonata con i soldi e i tre in fuga nei campi. Vecchio e Mori sono finiti in manette, e ora è caccia agli altri tre. Al giudice, l’avvocato Maugeri si è riservato di chiedere una misura alternativa al carcere.

“L’interrogatorio è stato positivo”, ha invece dichiarato il legale di Antonio Vecchio, l’avvocato Laura Negri. “Il mio cliente ha risposto a tutte le domande del gip ed è stato collaborativo con i carabinieri”. Il legale ha chiesto per il suo assistito una misura meno afflittiva del carcere, “quando meno gli arresti domiciliari, in quanto incensurato e perchè non sono così significative le necessità cautelari”. Il giudice si è riservata di decidere.

Sara Pizzorni

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