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Alle Grazie successo della
vescovatina Michela Vicini,
nominata Maestro Madonnaro

Ha ottenuto il riconoscimento di Maestro Madonnaro nelle giornata di Ferragosto, alla Fiera delle Grazie: questo l’ennesimo successo di Michela Vicini, artista di Vescovato, che ha partecipato come ogni anno alla competizione. “Quello delle Grazie è l’unico concorso in tutta Italia con tre categorie di madonnari: semplice, qualificato e maestro” racconta. “Io sono partita anni fa in quella più bassa, poi vincendo vari premi sono riuscita a passare di categoria. E quest’anno la premiazione mi ha consentito di passare nella categoria Maestri: una bella soddisfazione, che non mi aspettavo e che mi rende molto felice”.

Mi può dire qualcosa sulla sua opera?
“Si intitola “I sette sigilli” e si ispira a un passo dell’Apocalisse, che ho strutturato e assemblato da zero. Dunque nessuna riproduzione di immagini già esistenti: ho voluto immaginare la scena leggendo gli elementi descrittivi all’interno del brano. Poi ho incastrato l’immagine in una decorazione particolare, “Il nodo dell’Apocalisse”.

Cosa l’ha portata, a scegliere la strada del madonnaro?
“Dopo aver fatto il liceo artistico a Cremona e l’accademia Brera, 10 anni fa ho scoperto il concorso dei Madonnari e ho voluto provare. L’atmosfera che c’è in quell’ambiente mi è sembrata fantastica, tanto che ho voluto tornarci ogni anno. Anche prché il gruppo dei Madonnari delle grazie è molto bello e vi si incontrano persone bellissime. Dipingere è un lavoro che si fa in solitudine, ma il madonnaro interagisce con le persone e si diventa una grande famiglia. Un’amicizia nata sull’asfalto e che dura da anni. A me non è mai interessato particolarmente il premio, bensì il fatto di esserci e di stare con altre persone con la mia stessa passione”.

Nella sua carriera c’è un episodio particolare: un murales in Messico che poi Trump ha fatto abbattere.
“Partecipando a un festival di Street Art in Florida, avevo conosciuto una persona che mi ha poi invitata in messico per realizzare quest’opera, intitolata Esperanza, che poi Trump ha voluto distruggere, buttando giù il muro per costruirne uno nuovo più grande. E’ stato brutto vedere distrutta una mia opera, ma fu comunque una bellissima esperienza perché per due settimane ho vissuto la vita di confine: dalla estrema pericolosità, perché come donna non avrei potuto girare da sola, al grande calore che ho percepito da parte della comunità che mi ha accolto”.

Altro lavoro importante è stato quello di Tornata…
“Lo ricordo bene: si trattava di un muro che doveva essere restautato e che dei privati hanno voluto abbellire, in quanto si affaccia sulla piazzetta del Paese.  Così ho chiesto al committente se volessero una rappresentazione che richiamava il territorio, così ho rappresentato la storia della Madonna di Tornata, in un affresco posto su un carro trainato da buoi”.

Prossimi progetti?
“A ottobre parteciperò a un festival ad Atlanta, in Georgia, il Chalktoberfest. A novembre invece tornerò al festival in Florida”.

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