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Derubata di 3 assegni, sospettò
della figlia e del fidanzato della
ragazza. Accusa di ricettazione

L’avvocato Zontini

Ai carabinieri aveva confidato i suoi sospetti: e cioè che chi le era entrato in casa per rubarle gli assegni fosse il fidanzato della figlia. E che la ragazza, all’epoca minorenne, fosse stata complice. Tre assegni: uno da 85 euro per l’acquisto di un telefonino, l’altro da 390 euro per un vestito e poi 615 euro che non si sa che fine abbiano fatto. Il fidanzato, un giovane di 32 anni, è finito a processo per ricettazione. Per la procura, sarebbe entrato in possesso degli assegni rubati ben consapevole della loro illecita provenienza. La vittima del furto si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Zontini. Chiede 2mila euro di risarcimento per i danni morali ed esistenziali. La vicenda risale al 2009. Il 3 luglio di quell’anno la donna aveva denunciato il furto del libretto degli assegni custodito in un mobile all’ingresso. Sospettava della figlia. Quella volta era scattata una denuncia contro ignoti. Il 14 ottobre si era rivolta alla polizia, raccontando di aver subito continui danneggiamenti all’esterno della propria abitazione: alle porte, ai muri e ai vetri. Qualcuno si era anche introdotto all’interno dove aveva danneggiato mobili e suppellettili. Un giorno era uscita per fare delle commissioni e al suo rientro aveva trovato i vetri delle finestre scheggiati e alcune impronte di scarpe ben visibili sui vetri. La porta d’ingresso, inoltre, era stata più volte forzata per accedere all’interno. “Nutro forti sospetti che a compiere i danneggiamenti sia un amico di mia figlia”, aveva fatto verbalizzare, “in quanto nei suoi confronti ho sporto denuncia di furto di un libretto di assegni che custodivo in un mobile posto all’ingresso. Furto avvenuto con la complicità di mia figlia”. Si torna in aula il prossimo 31 ottobre.

Sara Pizzorni

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