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Nuovo welfare: muri
da abbattere per
combattere la fragilità

Un muro da abbattere, quello che divide il giardino di Casa Barbieri di via XI febbraio e il Civico 81 di via Bonomelli. L’uno luogo di residenza e aggregazione per anziani, l’altro polo di attività sociali e sanitarie focalizzate sui giovani ma anche sede di servizi per la città come gli studi dei medici di base.

Una porta per consentire reciproci scambi, la cui apertura è ormai prossima e che assume un significato simbolico, come hanno spiegato i relatori del convegno “Nuovo welfare: costruire relazioni oltre i muri”, questa mattina sabato 6 ottobre presso la Fondazione Città di Cremona, all’interno della festa inaugurata con la mostra sulle opere di Anselmo Bucci. Nel palazzo della Carità si sono confrontati Uliana Garoli, presidente della Fondazione, Emilio Arcaini, presidente di Cremona Solidale, l’assessore al welfare e vivibilità sociale Rosita Viola, la coordinatrice sociale di Cremona Solidale, Roberta Barilli, il sociologo Mauro Ferrari.

La mattinata, introdotta dal segretario generale della Fondazione Lamberto Ghilardi e dai saluti del sindaco Gianluca Galimberti, si è incentrata sulle attività in atto nel complesso di via XI febbraio, dove coesistono gli alloggi protetti di ‘Casa Barbieri’, il centro diurno integrato Barbieri, il centro sociale ‘Fornaciari’ gestito dall’Aup, sempre più intrecciati tra loro grazie alla sperimentazione siglata da Comune, Fondazione Città di Cremona e azienda Cremona Solidale.

Un welfare di comunità, nel quale tutte le attività si sono aperte nell’ultimo anno anche ai ragazzi di ‘Civico 81′, alle scuole del quartiere, alla parrocchia e in prospettiva alla colletività intera, sfruttando la posizione di pregio nel centro città e il grande giardino.

“Scoprire la forza della fragilità di questi anziani”, ha detto il sindaco nel suo saluto iniziale, “abbattere il muro vuol dire creare un unico comparto dedicato ad una comunità che è più accogliente. Combattere le fragilità significa stare meglio tutti”.

La presidente Garoli ha fatto il punto sui quattro anni di mandato in Fondazione, che si concluderà a fine 2019: “Come Cda sentiamo la responsabilità di mantenere viva la tradizone di solidarietà di Cremona. Quando ci siamo insediati, avevamo progetti che ritenevamo molto ambiziosi, quattro anni fa sembravano un libro dei sogni. Oggi stanno diventando realtà grazie alla generosità di alcuni cittadini cremonesi”. Garoli ha quindi ricordato l’importante lascito del gioielliere Somenzi: appartamento, arredi, collezioni d’arte, gioielli e argenteria lasciati a Cremona Solidale perchè venissero investiti nelle strutture a servizio degli anziani e che Fondazione Città di Cremona ha monetizzato attraverso aste e mercatini benefici (tuttora in corso). I proventi stanno finanziando la ristrutturazione dell’ala di sinistra della palazzina storica dell’ex Soldi di via Brescia, progetto da 4 milioni di euro che attende solo il benestare della soprintendenza per partire.

“Il lascito Raspagliesi – ha ricordato Garoli – era invece destinato espressamente a consentire agli anziani di restare a vivere in centro storico, cosa importante per coloro che hanno un certo grado di autonomia. Da qui la ristrutturazione di palazzo Barbieri di via XI febbraio, dove si stanno completando 10 nuovi alloggi per anziani e la comunità per disabili gravi”.  Sul fronte sociale la Fondazione ha inoltre messo a disposizione solo quest’anno 70mila euro attraverso due bandi: uno con focus sulla promozione di ricerca lavoro per disoccupati; l’altro più specifico per le persone e le famiglie in difficoltà economica. “Il welfare deve andare verso chi ha effettivamente bisogno. Una goccia nel mare, ma che serva da stimolo”, ha detto Garoli.

Sempre in centro storico, sta per essere completato il pieno utilizzo di palazzo Fodri, che dopo alcuni anni dall’acquisizione sta per vedere un nuovo ingresso negli ultimi spazi da 700 mq ancora liberi. Quattro anni intensi, per mettere a reddito il prestigioso immobile coronati dall’arrivo di varie attività, dai corsi dell’università di Pavia e di Cr.Forma, fino alla società di informatica Net4Market.

Per Emilio Arcaini, quello di abbattere i muri è stato “il primo impegno; prima era una collaborazione un po’asettica quella tra noi e la Fondazione, ora progettiamo insieme”. Ricordate poi le ultime due famiglie che hanno voluto donare a Cremona Solidale: Dossena e Acerbi per i due giardini sensoriali per malati di Alzheimer; e Coppetti per il recupero delle ex cucine a spazio eventi.

Rosita Viola ha evidenziato la proficua collaborazione tra enti, sottolineato l’importanza dei sogni e spronato i giovani  a fare altrettanto, rivolgendosi direttamente alla classe 5A del Liceo scienze umane Anguissola presente al convegno. “Stiamo già attuando la sperimentazione sui 39 alloggi di via XI febbraio e recuperando la palazzina storica di Cremona Solidale, dove verrà ricavato un centro diurno Alzheimer più adeguato. Vogliamo davvero una città per tutti”.

La responsabile delle attività sociali di Cremona Solidale, Roberta Barilli, ha illustrato le tappe della sperimentazione di via XI febbraio, un percorso ancora in fieri. Il welfare del futuro non consiste in più servizi da parte delle istituzioni, ma nell’integrare le risorse della collettività, il che significa anche consentire agli anziani di donare a loro volta: saggezza, racconti, esperienze.”Tre le cose essenziali per l’anziano parzialmente autosufficiente: il bar per fare due chiacchiere, l’edicola, la forneria”, in estrema sintesi. Illustrate le tante iniziative, che per la prima volta, dal piano terra del centro diurno, hanno coinvolto gli appartamenti dei due piani sopra: feste, consegna delle uova di pasqua, attività con i bambini, iniziative anche semplici come “fare filoss” in corridoio. “E’stata creata una base di base di servizi universalistici, con ore implementate per l’educatore; creazione di uno spazio di ascolto; coinvolgimento di due ex dipendenti in pensione che settimanalmente vengono a misurare pressione e glicemia. E’ importante che siano lì, è un’occasione per incontrare i residenti e i famigliari, siamo già arrivati a  18 inquilini che frequentano regolarmente questo spazio.

E poi: anziani che sono andati a scuola a raccontare i giochi di una volta, il maggiordomo di condominio, un volontario del servizio civile che svolge le incombenze quotidiane come spesa e piccole riparazioni. I prossimi passi saranno: vivibilità del giardino e portineria sociale.

Il sociologo Mauro Ferrari ha infine ampliato il discorso alle più recenti strategie in campo di welfare sottolineando l’importanza di abbattere le separazioni tra servizi. Tra i punti critici del sistema attuale, c’è l’eccesso di estrenalizzazioni da parte delle istituzioni, la mancanza di relazione tra le persone. “L’esempio di via XI febbraio dimostra che ci sono risorse che chiedono solo di essere attivate. Gli appartamenti erano buoni, ma troppo segregati. La formula che si sta sperimentando dimostra che la governance pubblica sta funzionando”.

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