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Istituto Stanga: alla fine nulla
cambia, ma si consuma la
rottura all'interno dei partiti

E’ finita in parità, e quindi con un nulla di fatto, la battaglia territoriale sullo smembramento in due parti dell’istituto agrario Stanga: una afferente all’ambito cremonese dove attualmente è collocata la sede dirigenziale, e un’altra collocata nell’ambito cremasco, da aggregare alle dirigenze di Marazzi e Sraffa. Ieri sera in consiglio provinciale, 6 voti sono andati alla delibera del presidente Davide Viola (Pd) per il mantenimento dello status quo e 6 all’emendamento proposto dai sindaci della Lega e in generale dal territorio cremasco che chiedeva la separazione da Cremona. Il colpo di scena è stata l’astensione del sindaco di Rivolta d’Adda Calvi, uno dei firmatari dell’emendamento iniziale, che invece ha fatto dietro front, si dice su pressione del Pd cremonese. A votare insieme alla Lega e a favore dell’autonomia del cremasco, il sindaco di Sospiro Paolo Abruzzi, nome forte di Forza Italia, di quella parte almeno che fa riferimento a Bertusi – Jotta e che si è alleata con Lega e Fratelli d’Italia per le elezioni provinciali che si terranno domani 31 ottobre. Il voto di Abruzzi, aggiunto a quello dei sei firmatari iniziali dell’emendamento, avrebbe consentito di dare partita vinta a Crema. Alla fine oltre ad Abruzzi, hanno votato l’emendamento Uberti (Lega), Bonaldi (Pd), Barbaglio (Pd), Rossoni (Fi), Lupo Stanghellini (Fi). Variegata, con elementi di centrodestra e centrosinistra (ma prevalentemente i primi), anche la compagine che ha sostenuto la proposta Viola.

A Crema la cosa è stata presa molto male e quello di Calvi è stato considerato un tradimento. La battaglia per l’autonomia dello Stanga veniva portata avanti da anni stavolta aveva trovato l’appoggio trasversale di tutte le parti politiche. La proposta prevedeva l’unione dello Stanga ‘cremasco’ (e la scuola casearia di Pandino) con lo Sraffa-Marazzi per creare un polo agroalimentare delle professioni. L’idea nasce, come spiegato dal vicesindaco di Palazzo Pignano Virgilio Uberti, per far fronte alle richieste di docenti e personale Ata “che si trovano da anni a cavallo di due sedi e che per dialogare con la dirigenza devono spostarsi di 40 chilometri. Stesso problema per le supplenze”. “Sono molto delusa – dichiara Stefania Bonaldi -. Quella di Calvi è stata una scelta immotivata, aggravata dal fatto di aver firmato l’emendamento al fine di sostenerlo. Questo è un fallimento – ha proseguito Stefania Bonaldi – specialmente della mia parte politica. Lascia amarezza il fatto di aver aiutato senza fare storie Cremona quando ha avuto bisogno del nostro appoggio per garantire l’autonomia delle proprie scuole; ci aspettavamo una reciprocità che non è arrivata”.

La Lega cremasca rincara l’autocritica del primo cittadino sottolineando la spaccatura profonda “di un partito che, ormai da anni, danneggia questo territorio. E’ palese che, pur apprezzando l’impegno della Bonaldi al dialogo trasversale, non sia più in grado di essere leader del Cremasco. Ora il Partito Democratico deve aprire una profonda riflessione”. “Abbiamo lavorato duramente per provare a portare a casa questo risultato – ha chiuso Uberti – Non si trattava di uno scontro con Cremona, ma di fare il bene di una scuola, di proporre un’offerta formativa valida a ragazzi che provengono da diverse province e di pensare al bene del nostro territorio”.

Abruzzi spiega così la sua decisione di appoggiare l’emendamento cremasco: “Non era la prima volta che l’argomento del dimensionamento scolastico veniva proposto, entrambi gli orientamenti hanno ciascuno i propri punti di forza e di debolezza. Io due anni fa sullo stesso tema mi ero lasciato convincere a non modificare l’assetto dell’istituto Stanga, perché mi era stato detto che una divisione avrebbe comportato rischi per il mantenimento dei benefici legati al lascito Stanga (la casata nobiliare che ha donato terreni, strutture agricole e lo stesso palazzo di via Palestro alla Provincia, col vincolo del mantenimento ad uso scolastico, ndr). In luglio – continua il sindaco di Sospiro – sono stato contattato dai consiglieri cremaschi che mi hanno sottoposto un progetto molto articolato di autonomia da Cremona, scongiurando rischi sulla questione del lascito, per questo ho deciso di appoggiarlo”.
Ieri sera in Consiglio, Abruzzi ha ribadito che, al di là dei pro e contro che si equivalgono, “una cosa è assolutamente oggettiva: c’è una direzione scolastica divisa su due ambiti territoriali e l’esperienza degli ultimi anni ci insegna che non necessariamente ci deve essere omogeneità didattica nei dimensionamento, perché quello che determina le aggregazioni, lo si voglia o no, alla fine sono i numeri. Ho votato a favore della proposta cremasca perché non ci sono situazioni tali da dover penalizzare la richiesta di un territorio”.
“Sono andato in Consiglio senza alcuna certezza del risultato”, afferma il presidente della Provincia Davide Viola. “Il percorso che abbiamo concluso era cominciato mesi fa, cercando la più ampia condivisione delle autonomie scolastiche e di tutti i Comuni interessati e non ci è stata rappresentata alcuna istanza particolare. Arriviamo a settembre e invece arriva questa proposta”. Per Viola, tre diverse operazioni di dimensionamento negli ultimi anni, nelle scuole provinciali sono state più che sufficienti e quello che serve adesso è il consolidamento della situazione. Anche perché, afferma “si tratta di un istituto che non ha problemi di numeri, che la disaggregazione comporterebbe poi problemi di riaggregazione,” e che comunque l’esistenza di un’unica direzione suddivisa in due ambiti c’è anche in altri territori, quali Brescia e Mantova. E in un “territorio come quello cremonese, avere un’unica scuola a forte vocazione agricola e zootecnica mi pare assolutamente un punto di forza”.
Resta il problema politico: nessuno dei due schieramenti, ossia centrodestra nelle sue varie espressioni (FI, dissidenti di FI rispetto al commissariamento, Lega, Fratelli d’Italia) e Pd provinciale sembrano in grado di avere un’unica idea di cosa sia il bene del territorio. E domani, 31 ottobre, si vota per il rinnovo del consiglio provinciale.

G.Biagi – A.Bellandi

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