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Festeggiati
alla Pace i 103 anni
di don Cavalleri

Festa grande, alla presenza anche del vescovo Antonio Napolioni, venerdì 9 novembre alla casa di riposo Giovanni e Luciana Arvedi di Cremona per i 103 anni di mons. Mario Cavalleri, sacerdote assai noto in città per le sue molteplici attività caritative che lo hanno visto sempre vicino ai poveri e ai diseredati. Classe 1915 è il sacerdote più longevo della diocesi: dopo di lui la classe più anziana è quella dei preti nati 11 anni più tardi, nel 1926.

Don Mario è stato al centro di una grande festa allietata dalle musiche di Cristiano con Dino Passerini al sassofono. Non ha voluto far mancare la sua presenza il vescovo mons. Antonio Napolioni che si è intrattenuto cordialmente con don Mario e tutti i presenti. Mons. Cavalleri non si è sottratto alla richiesta di manifestare le sue impressioni raccontando episodi giovanili e dell’età adulta della sua lunga vita.

Enrico Merli, ospite della casa e poeta dialettale, ha letto una spiritosa e intensa poesia composta per l’occasione. Non è mancato il taglio della torta, alla presenza degli altri ospiti della Casa insieme ad amici e conoscenti di don Mario che hanno affollato il salone della casa di riposo.

Mons. Mario Cavalleri è nato il 9 novembre nel 1915 alla cascina Bulgaro di San Marino dove il padre Alessandro era fattore. Entrò giovanissimo nel Seminario di Cremona mentre risiedeva a Castelnuovo del Zappa nella cui parrocchia si impegnò da subito come ministrante sotto la guida di Angelo Dondeo, fratello del vescovo Virginio.

Il 18 maggio 1940, al mattino presto, alla presenza di pochissime persone, l’ordinazione sacerdotale per le mani dell’indimenticato arcivescovo Cazzani. Don Mario fu quindi destinato alla comunità di Sesto Cremonese guidata da don Achille Carpi, “uomo intelligente e riservato” con il quale il novello sacerdote trascorse nove anni.
Nel 1949 il trasferimento a Rivolta d’Adda dove era parroco mons. Stefano Renzi. Don Mario, nato in campagna, si trovò subito a suo agio frequentando le tante cascine della borgata.

Una grave malattia costrinse il giovane prete a un ricovero presso l’ospedale Fatebenefratelli dei Pilastroni di Brescia e, quando fu dimesso, non tornò a Rivolta ma fu inviato al ricovero di Castelverde dove c’era un piccolo reparto per sacerdoti.
In seguito fu nominato vicario della Cattedrale (il cui parroco era mons. Carlo Boccazzi) e mansionario del Capitolo, compito che attese per ben cinquant’anni fino a quando, nel 2006, il vescovo Lafranconi lo nominò canonico effettivo.

Nel 2010, in occasione dei 95 anni, mons. Cavalleri pubblicò la propria autobiografia, dal titolo “Sulla cresta dell’onda suo malgrado”: un agile volumetto nel quale il sacerdote racconta con semplicità di cuore la sua lunga esistenza segnata fin da subito dalla sofferenza: la morte per annegamento del fratellino Ottorino e lo strazio della mamma Palmira.
Ma don Mario è diventato famoso a Cremona soprattutto per la sua Casetta, un’esperienza di carità e di accoglienza durata circa trent’anni, prima presso la casa vicariale della Cattedrale e poi in via Patecchio, nel centro di Cremona. Le porte della Casetta sono state aperte ad una moltitudine di persone: poveri della città, etilisti, drogati e poi immigrati in cerca di un futuro migliore. Per tutti don Mario è stato un padre amorevole.

La sconfinata carità di don Cavalleri è giunta anche in Africa: nei suoi venti viaggi nel Continente Nero il sacerdote cremonese ha portato a termine tanti progetti, soprattutto a Socrogbo in Costa d’Avorio. In quello sperduto villaggio, grazie alla generosità di tanti cremonesi, sono stati costruiti la chiesa, il campo da calcio, l’ambulatorio e un reparto di maternità.
Don Mario è anche poeta e musicista e trascorre le sue giornate leggendo e scrivendo, sempre pronto a chiedere nuovi libri per alimentare la sua insaziabile sete di conoscenza. La sua arguzia e il suo buonumore si mantengono intatti a beneficio di quanti gli vivono accanto.

Nel corso della sua lunghissima esistenza mons. Cavalleri ha attraversato tante stagioni della vita sociale ed ecclesiale, lasciando in ogni occasione il segno della sua originale testimonianza a sostegno dei poveri e dei diseredati dei quali si è sempre occupato con quel suo tratto inconfondibile capace di mescolare alle opere la curiosità, il candore e l’allegria.

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Commenti
  • Betty

    Complimenti per l’età ma anche per la camicia!!!!!

  • giorgino carnevali

    SEMPLICEMENTE UN MITO.
    Se non esistesse…bisognerebbe clonarlo. Ma risulta impossibile. Uomini d’altri tempi. Scriveva tale don Primo: “Non abbiamo bisogno dell’uomo grande, di cui non vogliamo neanche sentire parlare. Ma dell’uomo reale, con il suo MODESTO insostituibile corredo di qualità morali”.