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Spandimento fanghi da
depurazione vietato in 41
comuni del Cremonese

Sono 41 i Comuni del territorio cremonese (170 in tutta la Regione) in cui la Regione Lombardia ha vietato per l’anno campagna 2018/19 l’impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione. Si tratta di: Agnadello, Bagnolo cremasco, Camisano, Capergnanica, Cappella cantone, Capralba, Casale cremasco Vidolasco, Casaletto Ceredano, Casaletto di Sopra, Casaletto Vaprio, Castel Gabbiano, Castelleone, Chieve, Cingia De’ Botti, Crotta D’Adda, Cumignano sul Naviglio, Dovera, Formigara, Gerre de’ Caprioli, Gombito, Izano, Monte Cremasco, Moscazzano, Palazzo Pignano, Pandino, Pessina Cremonese, Pieve San Giacomo, Pizzighettone, Ricengo, Ripalta Guerina, Rivolta D’Adda, Robecco D’Oglio, Romanengo, San Bassano, Sergnano, Soncino, Spino D’Adda, Stagno Lombardo, Ticengo, Trigolo, Vescovato.

Complessivamente, il divieto riguarderà il 22 per cento della superficie agricola utile in Lombardia. “Si tratta di un’iniziativa che conferma il cambio di passo deciso da parte della Regione Lombardia in difesa del nostro territorio, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti agroalimentari” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, promotore del provvedimento. “Dove c’è concime animale a sufficienza non sarà più possibile spandere fanghi in Lombardia. I fanghi di uso civile non hanno nulla in più rispetto al letame delle nostre stalle che è già più che sufficiente per concimare e arricchire i nostri terreni e devono essere considerati come integrativi e non sostitutivi della materia organica. La Pianura Padana è fertile grazie al supporto della zootecnia”.

Insomma, per l’assessore “non possono essere i campi la soluzione unica allo smaltimento: è necessario stimolare lo studio e la realizzazione di nuove tecnologie. Alcuni Paesi del nord Europa già estraggono il fosforo dai fanghi per poi procedere all’incenerimento. Questa è la strada da percorrere anche nel nostro Paese”.

Con questo decreto si prevede che l’impiego per uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo sui terreni che non siano territorialmente localizzati in comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento dovuta al carico zootecnico insistente sugli stessi, correlato alle coltivazioni presenti sul territorio comunale, supera il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore (170 kg N/ha/anno per le zone vulnerabili; 340 kg N/ha/anno per le zone non vulnerabili). Di fatto, laddove si verifica una sovrabbondanza di liquami animali rispetto alla superficie coltivata si giustifica la priorità verso gli effluenti zootecnici rispetto ai fanghi da depurazione. Per ogni comune lombardo è stata definita l’idoneità o la non idoneità alla distribuzione dei fanghi attraverso uno studio tecnico effettuato dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.

 

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