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Procura, tempo di bilanci
Sale la produttività, ma
la 'bestia' resta l’arretrato

Una procura più “produttiva”. E’ quanto emerso nel bilancio tracciato dal procuratore Roberto Pellicano che questa mattina, in occasione delle imminenti festività natalizie, ha voluto riunire intorno a sé tutto il personale per un momento di incontro e di auguri. Il procuratore, che a Cremona si è insediato il 4 luglio dell’anno scorso, ha snocciolato i numeri di quanto è stato fatto finora, “numeri importanti, che”, ha detto, “mi danno un’ampia soddisfazione”.

“Quando sono arrivato”, ha spiegato, “c’erano 9447 pendenze di fascicoli noti. Adesso ce ne sono 7867, ossia il 16 per cento in meno rispetto a quando mi sono insediato. Nel contempo, però, sono arrivate meno notizie di reato. Si tratta comunque di un trend nazionale che qui a Cremona ha riguardato il 12 per cento. Una parte di questa diminuzione dipende anche dal fatto che da noi sono cessate le alchimie degli anni passati: ora non facciamo più doppie iscrizioni o stralci. Le notizie di reato vengono iscritte molto più rigorosamente, e questo ha inciso sul numero”.

“La produttività”, ha ricordato Pellicano, “è aumentata del 4 per cento. Noi puntiamo ad avere entro il 2020, 3500 fascicoli pendenti noti: su 7 magistrati sarebbero 250 procedimenti all’anno. Un obiettivo ambizioso”. Il “nemico numero uno”, per il procuratore, è “l’arretrato, la vera bestia, perché produce carta, lamentele, esposti che affaticano il lavoro”. Pellicano è poi tornato sul dato dell’aumento del 4 per cento della produttività: “E’ un buon risultato, abbiamo dato una risposta vera alla domanda di giustizia”. Numeri alla mano: “Nel 2017 le richieste di archiviazione sono state 2991, di cui 572 per prescrizione. Nel 2018 le richieste di archiviazione sono state 2595 e 240 le prescrizioni. Questo vuol dire che abbiamo fatto 400 richieste di archiviazione in meno e abbiamo più che dimezzato quelle per prescrizione”. “Abbiamo cambiato modo di lavorare”, ha detto il procuratore, che è andato ad analizzare la voce ‘azioni penali esercitate’: “Nel 2017, tra richieste di giudizi ordinari, immediati, patteggiamenti, ci sono stati 1850 esercizi dell’azione penale. Nel 2018 sono stati 2596, 750 in più dell’anno precedente. Abbiamo chiesto meno archiviazioni e prescrizioni e maggiori imputazioni. E’ aumentato l’aspetto qualitativo con una maggiore presenza di tutto l’ufficio nella sua organizzazione.

Fare giustizia non vuol dire solo fare un bel capo di imputazione, ma come si fa tutta l’attività giudiziaria e in che modo si arriva alla fine. Fare giustizia significa fare tante cose che nella procura mettono le persone tutte, non solo i magistrati, a contatto con la gente. La procura ha un intreccio con la società civile, è un mediatore della materia giustizia con la realtà. E questa intermediazione non la fa il magistrato, la facciamo noi tutti i giorni. C’è una percezione di una professionalità cresciuta, gli uffici hanno le idee più chiare di quelli che sono i loro compiti”.

Il procuratore, visibilmente soddisfatto del lavoro portato avanti sinora, non dimenticando la situazione “disastrosa” dovuta alla mancanza del personale amministrativo, ha voluto ringraziare tutto il suo personale: in particolare il pm Lisa Saccaro per il suo impegno nell’affrontare i reati di violenza di genere (sua l’idea del turno delle fasce deboli), e tutti coloro che fanno parte dell’ufficio trattazione affari semplici che gestisce più della metà dei procedimenti penali riguardanti “reati insidiosi” come truffe e ricettazioni.

“Prima la procura era una macchina sfasciata che andava a singhiozzo”, ha concluso Pellicano, “mentre oggi quella macchina non solo va, ma cammina sempre meglio e non dubito che ci porterà a destinazione”.

Sara Pizzorni

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