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In via Mn arriva Roadhouse
Commissione Paesaggio:
via al progetto preliminare

Il render della nuova steakhouse elaborato dallo studio Fasarchitetti

La catena di ristoranti Roadhouse arriverà a Cremona, a San Felice, il prossimo anno. Un progetto che era nell’aria dal lontano 2012, consistente nel recupero della cascina Lodesone, in via Santa Cristina, la strada che intercetta via Mantova, sulla sinistra provenendo da Cremona, tra i due sovrappassi della tangenzialina e dell’A21. Una localizzazione vicina all’autostrada, così come espressamente richiesto dai committenti di Roadhouse, la catena di ristoranti creata dal gruppo Cremonini nel 2001, che ha ormai una capillare presenza in Italia ed Europa. La Commissione Paesaggio ha dato il via libera al piano di recupero della cascina, firmato dallo studio di architettura Fasarchitetti di Federico Fasani. Il passaggio in commissione era un atto dovuto in base ad un articolo del regolamento edilizio comunale, che prevede il rilascio di un benestare preventivo al progetto preliminare per le nuove edificazioni che abbiano caratteristiche diverse dagli edifici preesistenti. La valutazione positiva viene data quando, anche in presenza di edifici non coerenti con l’esistente, i progetti presentino elementi di qualità architettonica, di innovazione e di miglioramento del contesto. Il progetto ora dovrà entrare nel dettaglio e dovranno essere richiesti i permessi di costruire; l’inizio lavori è previsto per circa metà dell’anno prossimo.

La parte più originale della progettazione, che riguarderà l’intero complesso edilizio, in parte da ristrutturare, in parte già crollato o prossimo alla demolizione, riguarda proprio la nuova steakhouse. 500 mq di superficie, per un edificio interamente ricostruito a nuovo che conserverà i caratteri fondamentali di quello originale, ma rivisti in chiave moderna. Quindi non un ‘finto recupero’, ma una costruzione che, come spiega il progettista Federico Fasani, reinterpreta lo spirito dei tipici edifici rurali cremonesi. Con uno scheletro esterno metallico che ripercorre il perimetro della costruzione preesistente, all’interno del quale viene realizzato il nuovo edificio in mattoni, creando così un effetto porticato. Le  strutture metalliche tubolari serviranno anche come supporto per illuminazione e per essenze vegetali rampicanti.

Il progetto prevede invece il recupero integrale degli edifici superstiti, secondo un criterio di risanamento conservativo degli elementi strutturali. Tutto ciò che c’è sarà recuperato ed ospiterà nuove funzioni quali negozi (entro i 250 mq di superficie), uffici, un bar ed altre funzioni ricettive. Nell’area a nord della cascina ci sarà spazio per i parcheggi e per un ampio giardino. Le essenze arboree ad alto fusto saranno mantenute e valorizzate all’interno di questa nuova disposizione. L’accesso al comparto sarà possibile grazie all’inserimento di una corsia di decelerazione posta a centro carreggiata della via Mantova.

Roadhouse Restaurant è stata la prima catena di steakhouse in Italia. Con gli anni si è trasformata in veri ristoranti ‘casual dining’ che offrono menù in evoluzione che variano da burgers, sandwiches e salads a specialità di carne classiche o specialità dal mondo. g.biagi

Le simulazioni grafiche del futuro Roadhouse lungo via Mantova

L’aspetto attuale della cascina Lodisone (estratto da progetto preliminare di recupero)

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Commenti
  • MENCIA

    via mantova diventa la via della ristorazione

    • Gianluca

      3 stelle Michelin (visto che il traffico su gomma passa di lì).

      • franz kapp

        Arguto! Condivido.

  • Roberto

    È meglio se aperisse Phenthouse

  • Patrizia Signorini

    il recupero sarà sicuramente di alto profilo e ben venga, ma fa una certa tristezza constatare che ormai gli investimenti si fanno sempre e solo fuori dalle città e praticamente solo per dare cibo. Le persone vengono o trattenute fuori o spinte ad uscire dalla città. Questo è un dato di fatto.

    • Illuminatus

      Questi ristoranti di catena facilmente raggiungibili dalle autostrade sono nati prima in USA, e servono per uno spuntino più o meno veloce prima di proseguire. Il precursore fu la catena Howard Johnson, con ritoranti tutti uguali dalla California a New York lungo le freeways. Kubrick ne mise uno perfino nella stazione spaziale del film Odissea nello Spazio.

      Durante un viaggio uno può fermarsi e consumare un pasto dalla qualità, diciamo, standardizzata e proseguire il viaggio in mezz’ora.

      L’alternativa sarebbe cercare di entrare nel centro storico di una città che non conosci, dribblando divieti, sensi unici e telecamere, per poi individuare il ristorante e mettersi alla ricerca di un parcheggio.

      Se sei in vacanza ed hai un paio d’ore a disposizione, ottimo. Altrimenti questi ristoranti (Roadhouse – lo dice anche il nome) sono semplici alternativi agli autogrill, che di solito sono posti tristissimi.

    • ilo

      Se si fanno fuori dalle città bisogna ringraziare i mille vincoli nei centri storici, le lamentele dei vecchi abitanti, i prezzi degli affitti commerciali alle stelle. Inoltre, recarsi in centro e un incubo per via dei parcheggi, va bene se è sabato sera e hai tempo, se sei in pausa pranzo da lavoro no.

  • Mario Rossi SV

    Chissà perché non hanno incaricato una società di Canicattì per il progetto…

  • yetiz

    Oh che bello! Altra multinazionale dalla “qualità standarizzata…”(cit)
    Gioite gente!
    Tra poco saremo tutti normalizzati ed ugualizzati da una soddisfazione uniformizzata..
    Esattamente come ci vogliono!

    • Illuminatus

      Ma guarda che è italiana, leggi l’articolo prima di pontificare!!! Massignuuuuuuur…

      • yetiz

        …argomento troppo lungo, mi limiterò a dirle che per quanto mi riguarda ogni colosso che monopolizza il “mercato” non è un bene, perché appunto standardizzare, uniformare e veicolare i consumi mortifica la concorrenza di chi è più debole (economicamente) e magari ha la volontà di distinguersi o cerca solo di sopravvivere.
        Le ricordo che l’Italia che economicamente (e non solo) oggi rimpiangiamo, era costituita dalle piccole e medie imprese, spesso a conduzione famigliare. Oggi molte sono scomparse, qualcuna è stata assorbita le altre resistono..
        Comunque io ho parlato di multinazionale, non ho detto straniera! Legga meglio prof! (Mea culpa su standardizzare)

        • Illuminatus

          Sono d’accordo su quasi tutto quello che dice, specie sull’importanza fondamentale della piccola impresa in Italia, peraltro storicamente bistrattata in questo Paese. L’azienda per la quale lavoro fa una faticaccia ormai a trovare componenti e materie prime da lavorare, perché nei decenni quasi tutti i fornitori sono scomparsi!

          Il mio punto, e dunque la differenza, e che la catena in questione non danneggia nessuna piccola impresa famigliare o s.n.c. perché propone solo la cucina americana del sud-ovest: E’ infatto una “steakhouse”, dove servono bistecche dal taglio americano, hamburgher, panini tipicamente americani, costine al BBQ, qualcosa di Tex-Mex, ecc.. Non servono cucina italiana.

          In fondo rappresentano un aricchimento di scelta del pasto, più che un danno al ristorante tradizionale locale, e non certo una standardizzazione.

          Ogni tanto a me piace mangiare diverso (ero tra i primi frequentatori del primo ristorante cinese (il Fu Lu, ricorda?), ripeto mi sembra bello poter mangiare qualcosa di diverso ogni tanto, e crea occupazione! Ma è solo il mio parere personale, ovviamente.

        • ilo

          Bla bla.. E che aprissero le piccole medie imprese di ristorazione! Quasi sempre aprono in centro, in zone senza parcheggio…sempre se aprono! Almeno per chi viaggia per lavoro può fermarsi facilmente e restare nel budget, sicuramente meglio del McDo. Se stessimo ad aspettare le imprese locali che dice lei staremmo ancora al baratto perché loro non accettano i pagamenti con carta, e cosí via.

  • Patrizia Signorini

    Il mio intervento prendeva spunto da questo nuovo insediamento – prescindendo da commenti sulla sua identità e ragione di essere, peraltro ben spiegata dagli altri interventi – – proprio per constatare come l’accesso alla città e gli investimenti sulla e dentro la città siano da considerare una priorità per ogni amministrazione. Non mi illudo, ma continuo a sperare che si palesi una volontà politica che spinga soggetti d’impresa a farlo e che sostenga veramente chi già vi opera, creando le condizioni perché questo sia possibile.