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Gioco d'azzardo patologico,
piaga nascosta: meno di 60
in cura all'Asst Cremona

La popolazione cremasco – cremonese è percentualmente più dedita al gioco d’azzardo rispetto a quella mantovana, nell’ambito della stessa Ats Valpadana. Lo si legge nell’ultimo piano per la prevenzione e la cura del gioco d’azzardo patologico pubblicato dalla stessa Ats, e che è alla base del finanziamento da oltre 560mila euro (più un’ulteriore quota che sarà successivamente definita) per il 2019 dalla direzione regionale. Il finanziamento è suddiviso tra ‘Obiettivo 2’, per 307.530 euro, nel quale rientrano prioritariamente i progetti che saranno presentati dagli enti locali  (135mila euro) e altrettanti che gestirà direttamente l’Ats per acquisizione di personale. Previste anche risorse per la formazione del personale scolastico. L’Obiettivo Generale 3, per complessivi 260.917 euro riguarda invece la sperimentazione di percorsi di cura semiresidenziali e residenziali e i progetti relativi alle attività di diagnosi e trattamento. Saranno distribuiti tra Asst di Crema (29.300 euro, di cui 11.800 al servizio riabilitazione di Rivolta d’Adda); 36.250 al’Asst di Cremona, 60.860 euro all’Asst di Mantova.

I NUMERI – Alla base del Piano Locale per il Gioco d’azzardo patologico (quello cioè che provoca una dipendenza)  dell’Ats Valpadana ci sono dati quantitativi stimati per il territorio delle due province di Cremona e Mantova, che complessivamente conta una popolazione di 770.277 persone: si valuta una incidenza tra lo 0,5 e il 2,2% quindi da un minimo di 3.850 ad un massimo di circa 17.000 giocatori, con un valore medio di circa 8.500 soggetti classificati come giocatori d’azzardo patologici. Pochissimi, in confronto, sono coloro che si sono rivolti a una struttura socio sanitaria per trattare il problema: nel 2017 sono stati appena 195 in entrambe le province, lo 0,02% della popolazione, con un’età media di 48 anni. L’88% sono uomini, il resto donne: per un maschio è 7.76 volte più probabile essere un giocatore patologico rispetto ad una femmina; inoltre gli uomini cominciano a giocare prima, in prevalenza nella fascia d’età 20-44 , mentre le donne si approcciano al gioco in età più avanzata (dai 45 anni). Delle 195 persone in trattamento, 45 afferiscono all’Asst di Crema (40 maschi), 56 all’Asst di Cremona (51 maschi)  94 all’Asst di Mantova (81 maschi). Ma, avverte l’Ats, “nonostante i numeri siano maggiori per Mantova, si ricorda che la sua popolazione è più numerosa di quella dell’intera provincia di Cremona. Tant’è vero che risulta più probabile essere un giocatore patologico nella provincia di Cremona che in quella di Mantova, anche se la differenza non è statisticamente significativa”.

Interessante anche la descrizione delle caratteristiche dei giocatori d’azzardo patologici: nel 55% dei casi sono persone con un’occupazione stabile, il 12% è disoccupato e un altro 12% pensionato o invalido. Il 45% ha studiato solo fino alle medie inferiori, il 21% ha un diploma di scuola superiore, il 2% la laurea, l’1% la laurea magistrale.

“Non trattandosi di un campione statistico – si legge nelle conclusioni – ogni ragionamento inferenziale risulterebbe pesantemente inficiato, talché le suggestioni dei risultati possono essere accolte nella misura in cui siano sostenute da conoscenze a priori diversamente fondate. Il quadro che emerge è quello di una popolazione a rischio per ragioni di deprivazione socio-economica. Non inganni l’elevata frequenza degli occupati tra i ludopatici in un territorio sostanzialmente più ricco di altre realtà geografiche nazionali. Tale quadro pare però innestarsi in uno sfondo di disturbi psichici che potrebbero anch’essi riconoscere una matrice sociale, meno caratterizzata sotto il profilo della deprivazione economica e più correlata con la perdita di storici riferimenti esistenziali non diversamente sostituiti, oggetto di studio da parte di altre discipline”. g.biagi

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