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'Stracci d’oro’, i tre in carcere
non rispondono. La difesa:
'Indagine sovradimensionata'

L’avvocato Curatti

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il tunisino e i due fratelli marocchini considerati i vertici dell’organizzazione che per la procura avrebbe sfruttato come schiavi 16 lavoratori stranieri pagati tre euro al giorno nell’attività di raccolta e stoccaggio di indumenti usati e destinati in Tunisia, arrestati martedì scorso nell’ambito dell’operazione ‘Stracci d’oro’ della squadra mobile. La procura li accusa di ‘caporalato’. “Premesso che il mio cliente si è avvalso della facoltà di non rispondere perchè bisogna ancora leggere le carte”, ha commentato l’avvocato Luca Curatti, che difende il tunisino insieme al collega Antonio Elia, del Foro di Crotone, “a mio giudizio l’indagine è stata sovradimensionata. Non esistono reati, semmai, anche se tutta la documentazione dovrebbe essere in regola, asseriti illeciti amministrativi come irregolarità dei contratti, e comunque eventualmente profili di un’indagine di competenza dell’Ispettorato del lavoro”. “Faccio fatica”, ha detto ancora il legale, “a capire quali elementi abbiano potuto interessare la procura. Non esiste alcuna riduzione in schiavitù. Anzi, il mio cliente ha avuto un danno dalla carcerazione, in quanto è stata interrotta la sua attività imprenditoriale. Ora valuteremo di fare ricorso al tribunale del riesame perchè venga rimesso in libertà”.

Sara Pizzorni

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