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'Spazzacorrotti',
ovvero la Legge
non è uguale per tutti

Lettera da parte di Camera Penale della Lombardia Orientale

La ‘spazzacorrotti’ è stata approvata. Esulta il ministro Bonafede, che attribuisce alla ‘sua’ legge la capacità di risolvere magicamente il problema corruzione, perchè “da oggi in poi i corrotti non potranno più farla franca”. La realtà è diversa: si tratta infatti di una legge irragionevole, squilibrata e smodatamente punitiva. Una legge che tratta i dipendenti pubblici come un’associazione a delinquere e, per l’ennesima volta, istericamente risponde alla percezione di un fenomeno e non alla realtà dello stesso. I proclami del Ministro della Giustizia sono infatti smentiti, senza ombra di dubbio, da una recente ricerca Eurispes, presentata dal Procuratore Nazionale Antimafia e dal Presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione.

La ‘spazzacorrotti’ non è altro che l’ennesima propagandistica ‘riforma’ giudiziaria, che restringe il campo delle garanzie per le persone sotto processo, che equipara i condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione ai condannati per omicidio o violenza sessuale, che, per l’ennesima volta e contro tutti gli studi scientifici in materia, limita la risposta dello Stato ai reati, al solo carcere, tanto da equiparare in fase esecutiva, in un minestrone giustizialista, i reati contro la Pubblica Amministrazione con i reati di mafia e di terrorismo. La modalità adottata per questo appiattimento verso l’alto (ogni reato in questa visione etica del mondo è gravissimo, a prescindere dalla sua materialità) è subdola, in quanto la modifica dell’art. 4bis della Legge sull’Ordinamento Penitenziario, non vale solo per il futuro ma anche per il passato: essa infatti avrà effetto anche su coloro che hanno già definito o chiuso le loro vicende processuali. In altri termini, lo Stato, dopo aver stretto un accordo con il cittadino imputato, decide da solo di cambiare le carte in tavola. E’ l’ennesima riprova che si tratta di un interlocutore inaffidabile, con buona pace della funzione della pena.

Ebbene, posto che mai gli aumenti di pena hanno eliminato i crimini, è evidente che tutto questo non può che avere un’influenza negativa ed essere causa delle future lungaggini processuali. Infatti, nessun accusato di reati contro la pubblica amministrazione, con la prospettiva certa ed immediata del carcere, accetterà di definire la propria posizione con riti alternativi e quindi, il sistema si ingolferà ancora di più. Ma questo pugno duro appare farisaico se si pone attenzione sulla nuova norma introdotta dalla ‘spazzacorrotti’, applicabile, si noti bene, anche ai fatti pregressi. E’ una norma riservata ai politici: il cosiddetto ‘peculato light’, reato punito con pene inferiori, con tempi di prescrizione dimezzati e non accertabile mediante le intercettazioni. La condanna per questo reato, il cui fatto è lo stesso oggetto del peculato normale, esclude i politici condannati da quelle preclusioni in fase esecutiva cui saranno invece sottoposti gli altri cittadini. I politici potranno evitare il carcere e accedere a misure alternative, gli altri no. Qualcuno evidentemente è più uguale, uno non sempre vale uno.

Dicevamo che si tratta di una legge manifesto e ciò è evidente considerando che nessuna norma della ‘spazzacorrotti’ si preoccupa di affrontare i problemi che affliggono la Giustizia, anzi, lo Stato dichiara la propria impossibilità di risolvere le lentezze del sistema penale eliminando la prescrizione, la ricetta è la stessa adottata per l’inquinamento, non si eliminano le sostanze inquinanti ma si alzano i limiti di legge. Come penalisti non possiamo che alzare il nostro grido d’allarme: siamo di fronte ad un continuo stato di emergenza, con continue norme speciali, con un diritto penale che nel modulare le sue risposte non valuta più i fatti di reato nella loro oggettività ma il tipo di autore e l’aria che tira tra il cosidetto ‘popolo’, tutto ciò è inaccettabile. Non possiamo assistere silenziosi a questo scempio del ‘giusto processo’ che rischia progressivamente di portare, passo dopo passo, sorriso dopo sorriso, alla distruzione dello Stato di diritto.

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