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La revoca della patente è
“illegittima”. E il caso finisce
alla Corte Costituzionale

L’avvocato Gabriele Fornasari

Una questione di legittimità costituzionale è stata sollevata davanti al giudice Francesco Sora dall’avvocato Gabriele Fornasari su una norma del nuovo testo dell’articolo 222 del Codice della strada che individua le sanzioni amministrative accessorie all’accertamento dei reati di omicidio stradale e lesioni stradali gravi o gravissime. Sulla scorta della legge, in caso di un incidente stradale da cui discenda una lesione personale grave, il responsabile sarà passibile, oltre che di una sanzione penale decisa dal giudice a seconda della gravità del caso, anche di una sanzione amministrativa che implica la revoca della patente di guida con possibilità di conseguimento non prima che siano trascorsi cinque anni dalla revoca. Una sanzione, quest’ultima, che, diversamente da quella penale, modulata dal giudice, resta valida per tutte le condanne, nonostante le condotte siano diverse sotto il profilo della colpa, della offensività e della pericolosità. Il caso che si discute a Cremona è significativo: imputato è Carlo, un automobilista cremonese che si trova in una strada a senso unico fermo allo stop in attesa di immettersi nel traffico veicolare. In quel momento arriva un motociclo che, a causa della scarsa visibilità dovuta alla pioggia e a causa delle auto parcheggiate che ostruiscono la visibilità in prossimità dell’incrocio, non riesce ad evitare l’impatto con la vettura di Carlo. Nella caduta, il motociclista si provoca lesioni guaribili in oltre 40 giorni. La pena nei confronti di Carlo potrà essere graduata dal giudice, ma non la sanzione amministrativa della revoca della patente e dell’impossibilità a conseguirla per oltre cinque anni. Che è automatica. “In questo modo”, scrive l’avvocato Fornasari nella memoria che eccepisce l’illegittimità costituzionale della norma, “una svista o una fatalità o una condotta di guida spregiudicata vengono trattate in modo uguale, in violazione delle norme costituzionali. E’ evidente come la sanzione amministrativa potrebbe essere soggettivamente ben più afflittiva di quella penale: oltre cinque anni senza poter condurre un veicolo potrebbe pregiudicare anche l’ambito lavorativo del condannato”. “La questione”, ha evidenziato il legale, “è stata sollevata anche davanti al tribunale di Torino che con un’ordinanza ha sospeso il procedimento ed inviato gli atti alla Corte Costituzionale”. Il giudice Sora a questo punto, accogliendo l’eccezione, ha ritenuto di rinviare il processo e attendere la pronuncia della Corte.

Sara Pizzorni

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