6 Commenti

Con il bando 'Storevolution',
15 negozi di Cr e provincia
pronti a diventare digitali

Bruttomesso Dr.Bruno di Cremona e Crema; What women want srl di Cremona e Crema; Pharma-Bio s.a.s. di Miriam Diana e Andrea Diana di Cremona e Crema; Bergonzi di Tamacoldi, Fervari e C. snc di Cremona; Sungal srl di Cremona; Somm srl di Cremona; Ottica Cristina store Sapore di pelle di Cristina Maurizio e Valesi Nadia snc di Cremona; Contact srl di Cremona; Timpetill srl di Cremona; Panificio Bonseri Angelo snc di Bonseri Carlo Alberto, Rossella&C. di Cremona; Delmiglio Giovanni di Cremona e Motta Baluffi; Maestrelli arredamenti srl di Cremona e Ostiano; Emporio Vino e sapori di Salada Marina di Cremona; Sogni d’oro di Mantovani Donata di Cremona e Casalmaggiore e Idea verde Maschi srl di Cremona e Gadesco Pieve Delmona.

E’ l’elenco dei negozi di Cremona e provincia inseriti tra le 297 attività commerciali pronte a diventare digitali grazie alle risorse stanziate dalla giunta di Regione Lombardia con il bando ‘Storevolution’ che si è chiuso nell’ottobre scorso per un totale di contributi di oltre 4 milioni di euro. ‘Storevolution’ è l’evoluzione del negozio tradizionale: è rivolto a tutte le micro, piccole e
medie imprese commerciali al dettaglio in sede fissa proprio per affrontare i cambiamenti legati alla rivoluzione digitale che ha
modificato le abitudini di acquisto dei consumatori.

“Un segnale davvero positivo”, commenta l’assessore lombardo allo  Sviluppo Economico Alessandro Mattinzoli, “che i piccoli esercenti commerciali dimostrino di voler essere protagonisti nell’epoca dell’innovazione, investendo anche in una situazione economica non facile. In questo modo il mondo del commercio al dettaglio dimostra di voler reagire e diventare più competitivo anche lasciandosi contaminare da forme proprie dell’e-commerce”.

Milano, con 69 domande ammesse, si classifica prima in graduatoria con un contributo complessivo concesso di oltre un milione di euro. Seguono Bergamo, con 45 le realtà ammesse con un contributo di quasi 596 mila euro; Sondrio 36 con circa 528 mila euro; Brescia 30 con circa 448 mila euro.  A Varese e Mantova saranno 23 i negozi che entrano nella nuova era della vendita con circa 350 mila euro di contributo; a Monza 21 con più di 258 mila euro; a Lecco 16 con 261 mila; a Cremona 15 con circa 243 mila; a Como 12 con circa 170 mila. Pavia raccoglie 6 imprese per 76 mila euro circa di contributo mentre a Lodi si registra un’impresa e 20 mila euro di contributo concesso.

Dalla primavera del 2020, data di conclusione dei progetti, saranno diffusi in Lombardia per esempio camerini smart con specchi “intelligenti” che permetteranno di comprare un vestito senza indossarlo o sistemi di voice picking (magazzini vocali) o nuovi siti internet e app attraverso cui sarà possibile scegliere un prodotto comodamente da casa per poi provarlo di persona in negozio.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Roberto

    Non sapete nemmeno cosa significa avere uno store digitale di successo anche perché manca la regola N1, regola che non é nemmeno un pregio averla

    • Illuminatus

      Perché tanto pessimismo? Lei forse non sa che tutti i progetti col come in inglese (Be My Store, Bike Sharing, ecc.) sono geniali per definizione.

      • Roberto

        Ho lavorato 14 anni nel settore e-commerce, inizialmente si lavorava bene, vendevi i prodotti che avevi in negozio e lo facevi in larga scala, poi la prima concorrenza ha abbassato i prezzi, la seconda concorrenza ha abbassato la qualità, adesso per vendere di più e vendono solo loro e sono queste aziende costruite a scatola cinese con sedi all’estero per evadere il fisco. E qui mi fermo!

        • Illuminatus

          Ha ragione da …vendere. Quando la mia azienda aveva cominciato l’e-commerce riuscivamo ad avere ricarichi fino al 95% sul prezzo (sono prodotti di nicchia). Un buon ricarico serve per poter fare magazzino, offrire un buon post sales service, ecc.

          Prima sono arrivati i cani e porci a vedere gli stessi prodotti a prezzi più bassi, qualcuno addirittura da casa, senza averli a magazzino, così costringendo tutti ad abbassare i prezzi ma tagliando i servizi e la effettiva disponibilità (che costano).

          Infine, sono arrivati le multinazionali, con sede estera, contro le quali anche una media impresa italiana non può fare nulla. Si prendono loro il mercato, con contratti blindati con i fornitori, e poi… fanno i prezzi che vogliono. E’ il commercio, bellezza…

          • Roberto

            È la stessa cosa che è capitata anche a me, cosa trattavi?

          • Illuminatus

            All’epoca erano articoli musicali.