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CremonaPo, continuano
i movimenti: entro metà
anno lascia Promenade

Movimenti nella galleria di negozi del CremonaPo: mentre all’esterno procedono a pieno regime i lavori per la nuova area commerciale, su cui sorgerà tra gli altri anche il Decathlon, all’interno si punta ad alzare ulteriormente il livello dei negozi. Salmoiraghi & Viganò è chiuso per ristrutturazione, ma entro un mese le serrande si alzeranno nuovamente con una metratura maggiore. Lì di fronte è stato chiuso Mixerì, ma i lavori per un cambio di negozio sono già iniziati. Non è affatto difficile pensare che, con i grandi numeri di affluenza quotidiana al CremonaPo, ci sia davvero la fila per aggiudicarsi gli spazi al momento vuoti: entro metà anno lascerà anche il negozio di calzature Promenade. L’azienda ha deciso di lasciare l’Italia e, nonostante il fatturato del negozio cremonese fosse positivo, è d’obbligo la chiusura. Senza dimenticare che quello di Cremona è uno degli ultimi a chiudere in tutta la nazione. Tante le nuove attività della Galleria, dalla Nespresso, punto di riferimento per il caffè, fino al modernissimo e unico in Italia Bershka.

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Commenti
  • New Spirit Di Giudi

    lavorano talmente tanto che chiudono…….dovete smetterla di elogiare il centro commerciale……..un conto e’ l’affluenza….un conto e’ il cassetto a fine giornata………fatevi un giro nei negozi ,iunformatevi e poi vedremo se ci sara’ la coda……

  • Ronni

    Articolo ridicolo….nessuno chiude se guadagna …!!!! La fila ??? L’era dei ccommerciali è finita ovunque e anche il profondo nord cremonese non sfuggirà alla regola… nonostante gli ultimi disperati investimenti …e i giornali …!!!

    • Illuminatus

      Lo dica all’amministrazione comunale, per favore.

  • Patrizia Signorini

    Oggi, per la prima volta, trovandomi a passare per lavoro da quelle parti, sono entrata in Elnos. Un enorme capannone di cemento. L’unica cosa che ho pensato , guardandomi attorno come un pesce in barile, è stato: perché? Non c’è senso.
    Se la politica, in tutti i suoi colori, avesse spinto affinché il commercio si riposizionasse PRIMA nelle città e poi all’esterno ma solo dopo che tutti gli spazi fossero stati esauriti, non solo avremmo visto convogliare sulle nostre città robusti investimenti a favore di servizi, parcheggi, viabilità, ristrutturazioni ma avremmo anche salvato un modo di vivere che questi mostri e queste catene terribilmente uguali hanno ormai compromesso. Per non parlare dei nostri soldi: occupazione e risorse impiegate nel territorio, non portate via da finanziarie che come sanguisughe portano via molto, ma molto di più di quel che lasciano. Siamo tutti sconfitti da un modo di vedere le cose che si suppone irrevocabile: ma questi colossi hanno i piedi di argilla, solo che nessuno si sforza di pestarglieli.

  • Roberto

    Secondo il mio modesto parere, il business nei centri commerciali gira solamente per chi affitta gli spazi, con quello che si paga!