Un commento

Minacciata e costretta
a rubare soldi ai genitori
6 anni all'ex fidanzato

Una condanna pesante, quella emessa dal giudice Francesco Sora nei confronti di Eros, 29 anni, finito a processo per estorsione. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Santo Maugeri, una pena di sei anni e 1.800 euro di multa contro i tre chiesti dal pm onorario Silvia Manfredi al termine della sua requisitoria. Il legale della difesa ha già annunciato il ricorso il appello. Al momento Eros risulta irreperibile.

Vittima è la sua ex fidanzata Maria (il nome è di fantasia), una giovane cremonese di 30 anni, picchiata, minacciata, sequestrata e costretta a rubare soldi ai propri genitori per consegnarli all’imputato che voleva comprarsi la droga. Il calvario della ragazza era stato scoperto dal padre, insospettito per gli inspiegabili ammanchi di denaro. Era stato lui, nel maggio del 2012, a sporgere denuncia presso gli uffici della polizia postale.

Gli anni di paura vissuti da Maria erano stati raccontati in aula dalla stessa Maria e sono contenuti nelle cinque pagine del verbale di denuncia depositato presso la Questura. I due ragazzi, entrambi cremonesi, si erano conosciuti alle scuole elementari e nel 2004 avevano iniziato una relazione. Tutto, all’inizio, andava a gonfie vele: “Eros era sempre gentile e premuroso” ed era stato presentato anche alla famiglia di lei. Dopo circa due anni il ragazzo era cambiato: “aveva sbalzi di umore”, racconta Maria in denuncia, “e iniziava ad essere aggressivo. Era anche autoritario, si attendeva da me solo quello che a lui andava bene, ero quindi limitata nelle mie azioni. Era molto geloso, ormai uscivo solo con lui trascurando le mie amicizie e ho sospettato che potesse far uso di stupefacenti”. Un sospetto, quello di Maria, che le era poi stato confermato dallo stesso fidanzato, che aveva ammesso di aver cominciato ad assumere delle pastiglie di droga durante le serate che passava in discoteca con i suoi amici. A quel punto Eros aveva iniziato a chiederle costantemente soldi, che Maria gli aveva dato in base alle sue disponibilità, “al massimo nell’ordine di 50 euro”.

Eros aveva iniziato anche ad essere violento. “Mi picchiava anche per una semplice risposta a lui non gradita”, aveva raccontato in aula la giovane, “mi colpiva con schiaffi al volto e calci e pugni agli arti inferiori. Una volta, quando eravamo in macchina insieme, mi ha colpita semplicemente perché avevo sbagliato strada”. Nonostante le aggressioni andassero avanti, Maria, di quanto stava accadendo, non ha mai detto nulla in famiglia. L’incubo è andato avanti per due anni, nel corso dei quali la ragazza, molto provata, aveva cominciato ad avere problemi alimentari ed era in cura da uno psicologo. Lei aveva tentato di lasciarlo, ma lui l’aveva minacciata dicendo che si sarebbe tolto la vita. “Continuava a chiamarmi al telefonino a qualsiasi ora del giorno e della notte”, aveva raccontato Maria, “mi implorava di tornare con lui, spesso si faceva trovare anche sotto casa”. Viste le insistenze e le minacce di autolesionismo, Maria, nel 2008, aveva deciso di riallacciare i rapporti, ma lui “continuava a fare uso di droghe e peggiorava sempre di più”. Alla fine la 30enne lo aveva lasciato definitivamente. “Nell’arco di questi quattro anni”, chiarisce la ragazza in denuncia, “gli ho consegnato almeno mille euro, erano le mie paghette. Se non gli davo i soldi si arrabbiava e diventata violento. Avevo veramente paura di lui”. Un altro episodio raccontato in aula risale all’estate nel 2007 nell’abitazione di Eros: “Eravamo a casa da soli, stavamo discutendo, io volevo andare via e lui ha chiuso la porta di ingresso a chiave per poi prelevare un coltello da un cassetto della cucina. Me lo puntava addosso, facendomi capire che dovevo stare lì ferma e tranquilla. Solo dopo un bel po’ di tempo mi ha permesso di lasciare la sua casa. Ho capito che era capace di qualsiasi cosa, non aveva più limiti”.

Dopo un periodo di relativa tranquillità nel quale entrambi avevano avuto altre relazioni sentimentali, lui era tornato alla carica, facendole delle vere e proprie richieste di denaro. Quelle semplici richieste si erano poi trasformate in minacce: “se non mi dai i soldi e mi aiuti, io tanto so dove trovarti, ti taglio la gola, so dove trovare tua mamma e tuo papà, stai attenta a quello che fai. Domani portami 100 euro, ti aspetto ai giardinetti di via Trebbia”. Maria aveva raccontato che proprio per timore delle sue reazioni, a partire dal 19 aprile fino al 9 maggio del 2012 aveva effettuato quattro prelievi utilizzando la tessera bancomat di sua madre, a sua insaputa. “Conoscevo il Pin e quindi dopo aver prelevato la tessera dal portafoglio di mia madre ho effettuato i prelievi presso gli sportelli bancomat di banche cittadine. In tutto gli ho consegnato 650 euro”. “Ho agito per paura che potesse realmente farmi del male”, aveva spiegato la giovane. “Ho vissuto questa situazione con estremo disagio, mi sentivo in colpa verso i miei genitori, non potevo confidarmi con loro per paura che lui facesse del male anche alla mia famiglia”.

Nella sua arringa, l’avvocato della difesa ha sottolineato il fatto che non esiste alcuna prova delle percosse ricevute, visto che non c’è alcun referto medico, e neppure la prova, e lo confermerebbero i filmati dei bancomat, che lui l’avesse minacciata per effettuare i prelievi.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Elio

    Ora il delinquente e’ irreperibile(forse e’ scappato in Francia con i terroristi…) eppure il giudice ad uno che picchiava la sua ragazza costringendola a rubare ha pensato bene di non multarlo 3000 euro ma 1800. Alla faccia di tutti i manifestanti per i diritti delle donne. Complimenti al giudice che ha pensato bene di fregarsene dei manifestanti ed i continui sopprusi che subiscono le donne