Un commento

Piano Cave, la Provincia:
'Necessaria revisione
della ricerca del 2010'

Con l’obiettivo di una migliore programmazione territoriale, il consiglio provinciale di Cremona ha deliberato l’intenzione di procedere alla revisione del piano provinciale delle cave. Per ora si tratta di un progetto embrionale e i dettagli sono tutti da pensare, ma nella seduta del primo febbraio (ma il verbale è consultabile solo da ieri, mercoledì 20 febbrai) consiglio e presidente hanno deliberato con dodici consiglieri favorevoli su altrettanti presenti.

Innanzitutto è cambiato ill fabbisogno provinciale di sabbia e ghiaia, anche per il protrarsi sul territorio della crisi produttiva nell’industria edilizia e per la riduzione delle risorse a disposizione per la realizzazione di opere pubbliche. Nel dettaglio, si legge sempre nel verbale, la revisione si è resa necessaria, tra le altre cose, a causa “dell’anomale protrarsi nel territorio della Provincia della crisi produttiva nell’industria edilizia” e della “drastica riduzione delle risorse a disposizione della Pubblica Amministrazione per la realizzazione di opere pubbliche”. Tutti fenomeni che non trovano riscontro nella ‘Ricerca per il dimensionamento dei volumi di sostanze minerali di cava per il nuovo Piano cave 2013-2023 della Provincia di Cremona’ elaborata nel 2010, tanto da rendere “poco appropriata alla situazione reale del fabbisogno provinciale di sabbia e ghiaia la distribuzione degli ATE sul territorio provinciale e soprattutto scarsamente efficiente la determinazione dei volumi assegnati ai diversi ambiti”.

Inoltre, si legge sempre nel verbale del consiglio, diverse aziende estrattive del settore sabbia e ghiaia che facevano parte della pianificazione provinciale non sono più operative. Ciò significa, dato che “negli ultimi anni un numero significativo di aziende che avevano contribuito alla pianificazione provinciale non sono più operative” che “è praticamente certo che le risorse estrattive degli ATE ad esse riconducibili siano destinati a non essere utilizzate”. A queste motivazioni si aggiunge una sentenza del Tar di inizio 2017, che ha accolto il ricorso di una ditta elusa dall’ambito estrattivo: sentenza che nei fatti rende obbligatorio l’inserimento nella proposta di revisione di un’area estrattiva posta nella località cascina Galvagnino nel Comune di Crema. Per tutte queste motivazioni, in definitiva, il piano cave è da rivedere e il processo è da ora ufficialmente avviato.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Mirko

    Per me le cave vanno riaperte, specialmente lungo il fiume , per abbassare il letto del po e ripulire il fondo,da anni in abbandono e sempre più a rischio esondazioni